Boccaccio poeta licenzioso? Tutt’altro, era sacerdote e teologo
Toscana Oggi, 27-06-2021, Lorella Pellis
«Malgrado l’immaginario collettivo abbia preteso di riconoscere in Boccaccio un autore libertino, anticristiano, divertito e divertente narratore di vite alla quali Dio appare estraneo, lo scrittore di Certaldo ha voluto con la sua opera compiere un’operazione di tipo pastorale: insegnare a uomini e donne come ci si debba comportare, come si persegua la virtù, come si riconosca il male, come si scelga il bene. Poiché lo hanno fatto attingendo a piene mani alle più importanti discussioni teologiche, possiamo affermare che egli è scrittore e teologo». Questa la tesi espressa da Antonio Fatigati nel suo ultimo saggio, intitolato «Boccaccio Teologo. Per una rilettura del Decameron» (Mauro Pagliai Editore, pagine 128, euro 13) e arricchito da una prefazione di Alessandro Ghisalberti. 
Fatigati, diacono permanente nella diocesi di Milano, ha conseguito il dottorato in Teologia - Studi biblici presso la facoltà teologica dell’Italia
Settentrionale con una tesi dedicata proprio a Giovanni Boccaccio, autore di quelle cento novelle che intorno alla metà del XIV secolo consegnarono il suo nome alla storia della letteratura. 
Le vicende narrate nel Decameron, che riescono ad appassionare ancora oggi perché prossime alla vita quotidiana del lettore di ogni tempo, sono espressione di una profonda riflessione religiosa. Boccaccio è infatti, insieme a Francesco Petrarca, il maggior esponente di quegli autori eredi di Dante che consideravano la poesia e la teologia come una sola cosa. «Per lui», spiega Fatigati, «la poesia agisce come lo Spirito Santo, e non svela immediatamente le verità sottese per non togliere loro quel valore che esse hanno, valore che risalta quando l'uomo è costretto a impegnare il proprio intelletto per comprenderle. Ai poeti spetta così pienamente il titolo di teologi». 
L’autore di Certaldo fu, del resto, molto probabilmente
un sacerdote: difficile spiegare diversamente i paramenti sacri (pianeta, stole, tovaglie d’altare, manipoli) che lasciò in eredità alla morte, oltre all’elevato numero di reliquie che destinò a un monastero appena sorto fuori Firenze, abitato da frati eremiti di stretta regola.
Analizzando le relazioni tra le novelle e la teologia del tempo, di cui sono ricostruiti i vari filoni, il saggio ci presenta così un ritratto nuovo del grande scrittore, mostrando come la sua poetica fosse fondata su una solida convinzione: nella poesia, come nella teologia, agisce lo Spirito di Dio. 
Il teologo Boccaccio si rivela dunque una continua sorpresa, una fonte interrotta di stimoli e di riflessioni: egli che ridendo castigat mores non è dunque l'autore licenzioso da leggere arrossendo o sogghignando ma lo straordinario scrittore umanista capace di raccontare l’uomo e di inviargli la via da percorrere. 
Boccaccio teologo
Per una rilettura del Decameron