Torta Manfredi e rape. Così si mangiava nel tempo del Poeta
Corriere fiorentino, 30-04-2021, Caterina Baronti
Maria Concetta Salemi, appassionata di cultura del cibo, nel suo ultimo libro guida il lettore «Nel cerchio dei golosi, a tavola ai tempi di Dante» (Mauro Pagliai Editore), unendo alle ricette del tempo anche una contestualizzazione nella Toscana trecentesca. La «salamura de anguille optima», dunque,
una ricetta che consiglia di mettere in salamoia le anguille, è legata al Papa Martino IV che, come recita il canto XXIV del Purgatorio, faceva annegare i capitoni nella Vernaccia e, arrostiti, li mangiava. «De le rape» e «de le lenti» ovvero delle lenticchie, invece, se ne parla in riferimento
a Cacciaguida, trisavolo di Dante, ai cui tempi la mensa era composta da piatti poveri. Invece la ricetta della «torta Manfreda bona e vantagiata» fatta con ventrigli, fegatini di pollo e pancetta è stata forse creata in onore del re di Sicilia, scomunicato, ma che Dante mette in Purgatorio.
Nel cerchio dei golosi
A tavola ai tempi di Dante