La società dei giornalisti estinti
Leggere:tutti, 01-10-2020, ––
Il lavoro del giornalista non è solo una passione è un modo duro nell’affrontare la vita. Paradossalmente lavori per la società, per i lettori, ma diventi una razza asociale e vuoi restarci dentro. I colleghi raramente saranno tuoi amici, quasi sempre ci si guarda in cagnesco e si cerca di non “bucare” la notizia. Devi arrivare prima delle altre testate concorrenti. Hai sempre un capo o un direttore sopra di te che se ne fotte della tua laurea, ma un cane da fiuto, senza scrupoli. Il tuo lavoro lo devi fare senza pressioni, senza risposte
ai politici o ai potenti. Allora diventi asociale e con carta e penna scovi la notizia. Quello che ci racconta Gasparetti è il giornalismo di 40 anni fa. Quello dei correttori di bozze, della lettera 22, dei poligrafici, del piombo e delle puzza della carta stampata. C’è molta nostalgia per quel tipo di giornalismo, ma i tempi cambiano e la tecnologia avanza. Entrano “le macchinette”, i correttori automatici, i computer. I quotidiani arrancano, le vendite crollano e allora si fa ricorso agli inserti, ad allegare di tutto pur di
vendere, dal Bingo fino alle pentole. Il giornalismo di allora perde di valore e i giornalisti si raccolgono in gruppo, muore il reporter solitario. Si deve pubblicare di tutto in maniera breve e veloce, così da arrivare a tutti i lettori. Arrivata la computerizzazione arrivano i tagli e poi i licenziamenti e il vecchio quotidiano cambia forma e vita. Se pur con malinconia e nostalgia delle vecchia cronaca, Gasparetti ci trasporta con intelligenza nella nuova era, quella digitale di internet e degli iPad.

Bartolomeo Errera
La società dei giornalisti estinti