Nostri sacerdoti scrittori
Corrispondenza, 06-07-2021, Silvano Sassolini
Un anno fa presentammo su queste colonne il precedente libro di don Giulio Cirignano (Non lasciamoci rubare il Vangelo, in “Corrispondenza n. 77) che, a partire dalla figura del papa e del suo magistero, vivisezionava la vita della Chiesa dopo oltre cinquanta anni dal Vaticano secondo. Certamente siamo di fronte a una situazione ecclesiale complessa, con la percezione che spesso i fedeli si sentono smarriti e incapaci di intuire il porto verso cui si dirige la “barca di Pietro”.
Corsi e ricorsi della storia, si dirà, ma oggi le sfide del mondo contemporaneo sembrano relegare, almeno nel contesto del mondo occidentale, la Chiesa ad un ruolo marginale, all’insignificanza, immersi come siamo in un’atmosfera di miscredenza, agnosticismo e relativismo, ecc., come mai nella storia bimillenaria del cristianesimo. Nel diffuso ateismo pratico dei nostri giorni spicca soprattutto l’indifferenza dei mondo giovanile per il quale Dio è parola in-consistente, forse è davvero morto e a nessuno sembra interessare che in gioco c’è una scommessa di resurrezione...
Al tempo stesso, di fronte alla gravità della situazione, non sembra che i cristiani – invero di tutte le confessioni – si rendano conto... Ci è così tornato alla mente il celebre passo di Tito Livio (dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur) dove il grande storico latino commentava amaramente che mentre a Roma si perdeva tempo
in continue consultazioni senza decidere, la città alleata di Sagunto veniva espugnata dai Cartaginesi dopo otto mesi di assedio. Ci si passi il paragone, ma l’esempio vorrebbe sottolineare la gravità della situazione religiosa e la necessità di recuperare uno slancio missionario ad gentes. Per secoli e secoli – come sembrano documentare la gran parte delle visite pastorali da Trento fino almeno a metà Ottocento – le gerarchie ecclesiastiche hanno posto maggior attenzione alla doratura dei calici o al colore delle pianete o agli altari più o meno “privilegiati” piuttosto che ad animare cristianamente la vita delle varie comunità; e c’è chi, ancor oggi, si cimenta in dispute su alcuni aspetti tutto sommato marginali della vita religiosa (sacramentale e liturgica) come, ad es., sulla modalità di ricevere la comunione (addirittura se con la mano destra o con la sinistra) o sul modo di coronare le immagini della Vergine nel mondo (circa 1300), e l’elenco potrebbe continuare a lungo... Ma forse non si è dedicata altrettanta attenzione a come si possa annunciare il Vangelo nelle varie periferie del mondo, negli sconfinati “alveari” umani popolati da decine e decine di migliaia di persone dove tutto congiura ad impedire che filtri una luce, pur minima, di spiritualità...
Certamente vi sono da segnalare anche fermenti positivi presenti nel mondo ecclesiale, si possono indicare
anche un buon numero di parrocchie animate da autentico fervore evangelico, soprattutto sono confortanti l’esistenza e la testimonianza di movimenti e associazioni all’interno dei quali oggi nasce e si sviluppa anche la gran parte delle vocazioni religiose. Però ...
L’A. pone una serie di domande che dovrebbero essere fatte proprie specialmente da quanti hanno maggiori responsabilità all’interno della struttura ecclesiastica; la fedeltà al dettato evangelico dovrebbe indurre a ripensare i modi con cui la comunità cristiana si accompagna all’intera comunità umana, sperando e soffrendo, in ascolto della Parola e nel ricordo dei grandi doni di Dio. Tutto (o quasi) può e deve essere ridiscusso, a partire dal clericalismo e dal maschilismo che hanno pesantemente condizionato la storia cristiana, per toccare poi molti aspetti della vita della Chiesa con lo scopo fondamentale ? proprio di ogni battezzato ? di renderla il più possibile simile a come Gesù l’ha pensata, come un figlio riproduce in sé i lineamenti di chi l’ha generato.
Particolarmente stimolanti ? e forse qualcuno li considererà volutamente provocatori ? ci sembrano i capitoli X e XI, certamente pagine da leggere con attenzione perché prima della dottrina, delle istituzioni (pur necessarie), delle strutture... c’è l’incontro con una Persona e l’invito a fare proprio il modo di pensare di Gesù. 
Ancora un esodo