Raccontare è testimoniare
Nuova Antologia, 01-07-2020, Serena Bedini
Celebre reporter e scrittrice di bestseller, Oriana Fallaci è stata uno dei personaggi di riferimento durante la seconda metà del Novecento fino ai primi anni Duemila, capace di suscitare con la sua scrittura sia entusiasmo e coinvolgimento sia aspre contestazioni. Apprezzata per l’indiscutibile competenza con cui svolgeva la professione di giornalista, ammirata per il coraggio con cui svelava anche le verità più scomode e difficili da accettare, la Fallaci affrontò nel corso della sua carriera alcune tra le più complesse tematiche attuali legate, tra l’altro, al ruolo della donna nella società contemporanea, alla maternità e al femminismo. È appunto su questo tipo di problematiche che si concentra la giovane studiosa siciliana Giorgia Medici che, nel suo saggio Raccontare è testimoniare. Oriana Fallaci e la scrittura del dissenso (Mauro Pagliai Editore, 2020), analizza l’opera della giornalista per ricostruirne il pensiero relativamente alla condizione femminile.«Le inchieste, i reportage e persino le sue graffianti interviste non sono frutto di un indistinto e cieco rancore, bensì hanno origine da una disamina acuta e sofferta della società postmoderna votata – come precisa la stessa autrice – ad “un progresso che nel novanta percento dei casi si basa sui successi della tecnologia e non della morale […] e che comincia ad essere una minaccia per il genere umano”. È dunque necessario liberare Oriana dal cumulo di facili stereotipi sotto cui è stata sepolta con faciloneria e superficialità; fra questi l’idea che la scrittrice parli e scriva guidata unicamente
dall’urgenza di un incontenibile impulso rabbioso. I suoi asserti difatti, per quanto talora possano apparire discutibili, hanno origine da lunghe, ponderate riflessioni e non da impressioni superficiali e momentanee» (pp. 11-12). Questi i propositi iniziali reperibili nell’introduzione al saggio di Giorgia Medici e perseguiti dall’autrice che offre al lettore un saggio agile, scorrevole, tuttavia non privo di validi spunti di riflessione e in grado di riportare in luce elementi della personalità della Fallaci, di ricordarne la schiettezza del pensiero con un’intensità utile a non insabbiare le crude e scottanti verità contenute nei suoi reportage e nelle sue inchieste. Giorgia Medici, dunque, dapprima ripercorre le tappe fondamentali della vita di Oriana Fallaci, quindi, nel secondo capitolo, affronta uno dei due fulcri del proprio lavoro, ossia la condizione femminile, aprendo la ricerca in un momento cruciale della vita della giornalista, quando cioè, dopo un periodo di profondo sconforto – che, al suo apice, la porta persino a conoscere il mondo estraniante della clinica psichiatrica – decide di partire per documentare la condizione della donna in Oriente. Sarà il viaggio che la condurrà a scrivere Il sesso inutile, «un intrigante e puntuale romanzo-reportage che, sebbene non venga considerato tra i suoi lavori più riusciti, rappresenta comunque un primo giro di boa per l’autrice, di fatti “da una parte segna il passaggio dai temi mondani a quelli più impegnati, dall’altra la trasforma in una celebrità internazionale”» (p. 57).Nel corso del secondo
capitolo, la Medici affronta anche questioni stilistiche in merito alla forma narrativa dei reportage della Fallaci, a quel modo cioè di trasmettere notizie e informare che è simile a un racconto pur essendo non-fiction. Il passaggio da questo tipo di giornalismo narrativo al romanzo è breve e appare quasi spontaneo: non è dunque un caso che Giorgia Medici intitoli il primo paragrafo del terzo capitolo Dal reportage al bestseller: cronistoria di un successo editoriale e con esso dia inizio alla seconda parte del suo saggio, incentrandola sul tema della maternità, sulle difficili scelte che ogni donna deve affrontare, su quanto la società possa influenzarne le decisioni con le convenzioni che impone. In questa sezione, l’analisi del romanzo Lettera a un bambino mai nato diviene il modo per scandagliare il pensiero della Fallaci riguardo ai capisaldi delle ideologie femministe come l’aborto, la rivendicazione della libertà di scegliere il proprio ruolo nella società e di decidere autonomamente la strada da percorrere senza soggiacere a ricatti morali o di costume. Nel romanzo della Fallaci, spiega infatti la Medici, «non è l’aborto ad essere discusso, vagliato e continuamente riconsiderato, bensì il cammino che tramuta una donna in madre ed il conflitto fra bisogno di autodeterminazione e istinto materno. In un’epoca di radicale contestazione del pregresso patrimonio valoriale, il riscatto della figura femminile passa senz’altro anche attraverso la negazione della genitorialità, il rifiuto di una prerogativa ritenuta intrinsecamente subordinante» (p. 113).
Raccontare è testimoniare
Oriana Fallaci e la scrittura del dissenso