Vite perdute nel nome del padre
Il Sole 24 Ore, 05-04-2020, Roberto Carnero
Un padre, un figlio e il loro rapporto, sullo sfondo di un tradimento coniugale. La lenta agonia di un uomo molto anziano dà al figlio il tempo per un bilancio esistenziale: l’uomo capisce che la propria realizzazione professionale è dipesa anche dalla conflittualità col genitore, e dallo scoprire le sue miserie, lontane dall’idealizzazione che ogni bambino fa del proprio padre («La prima volta in cui ho sentito forte il bisogno, la necessità di andare via, di lasciare quella casa, di lasciare quella città, di rifugiarsi in un altrove lontano. Lo devo a te, papà. Ti devo anche questo»). Il figlio di uno scrittore di successo, schiacciato dall’imponenza della figura paterna, cerca di emularlo, ma lo fa nel modo più sbagliato, finendo col gettare l’uomo nella disperazione. Non sempre, però, i progetti dei padri coincidono con quelli dei figli, e non è detto che un bambino sia entusiasta all’idea di andare in una sorta di pellegrinaggio laico nei
luoghi in cui il bisnonno ha combattuto nelle trincee della Prima guerra mondiale: l’incomunicabilità e l’estraneità possono diventare molto forti. La scoperta di non essere figlio di coloro che credeva i propri genitori fa entrare un uomo «in un labirinto dal quale non potrà più uscire». La morte del padre, ex partigiano, determina il lento sgretolarsi della vita del figlio, un quarantenne senza arte né parte che gioca a fare il terrorista. La scomparsa improvvisa del padre spinge il protagonista all’abuso di alcol e droghe, ma una speranza di salvezza c’è, ed è collegata a una canzone amata dal genitore. Sono queste solo alcune delle storie presentate nella raccolta di racconti intitolata Se fossi padre di Pietro Spirito. Padri e figli, nonni e nipoti: l’Occidente (spiegano psicologi e sociologi) vive da diverso tempo una crisi della funzione paterna, eppure della figura del padre non si può fare a meno. Per Spirito il legame tra padri e figli
è un amore spesso imperfetto, perché i genitori possono deludere le aspettative, alte e intransigenti, dei più giovani, ma attraverso di esso passa un modo fondamentale per interrogare il senso del nostro stare al mondo. Quando manca questa relazione, la vita rischia di andare alla deriva e i percorsi individuali possono infrangersi contro gli scogli di cui è costellata l’esistenza. Lo sguardo di Spirito si sposta con grande maestria dalla superficie dei comportamenti alla profondità degli stati d’animo. Spesso lo scenario è la Trieste dell’autore: non a caso, essendo, per la sua storia, città dalle identità frammentate, come sono quelle dei personaggi di questi testi. La narrazione è condotta in una scrittura tersa, nitida, priva di compiacimenti e fronzoli retorici, essendo invece improntata a una calviniana «esattezza». In tal modo le emozioni vengono raffreddate dal filtro stilistico e finiscono con l’essere ancora più vere e intense.
Se fossi padre