«Il giovane Pirandello un grande seduttore»
Il Mattino, 22-12-2019, Francesco Mannoni
Giuseppe Faustini in «Un amore primaverile» ricostruisce l’idillio vissuto dal grande scrittore quando era studente a Bonn nel 1891. Le lettere a Jenny Schulz Lander, una scritta da Napoli, testimoniano una love story tormentata che qui diventa romanzo struggente

«Mia cara Jenny, sono a Napoli per far curare il mio stupido cuore che non vuole più battere bene. Domani o dopo domani partirò per Roma... La Tua ultima lettera mi ha fatto male. Io non ho dimenticato né Te né Bonn... Ah, Ti prego, Jenny! Non pensare male di me... Io non posso scrivere più una lettera tanta è la mia sofferenza chiusa nel cuore ».
Il tormentato innamorato di questa lettera del luglio del 1891, è il grande drammaturgo Luigi Pirandello, premio Nobel nel 1934. Le lettere (19 in tutto) conservate all’Università di Austin nel Texas e due raccolte di poesie è quanto resta di Un amore primaverile (Mauro Pagliai editore, pagine 256, euro 22, introduzione di Elio Providenti) vissuto a Bonn da Luigi Pirandello (1867 – 1936) con Jenny Schulz Lander, affascinante ragazza renana, quando studiava all’università, dall’ottobre del 1889 all’aprile del 1891. Ma poco dopo la laurea conseguita il 21 marzo del 1891, Pirandello rientrò in Italia e nonostante le promesse non ritornò mai in Germania per riunirsi alla ragazza che aveva «sedotta e abbandonata».
L’idillio è stato ricostruito dal prof. Giuseppe Faustini, docente di lingue e letterature romanze all’Università di Harvard, e gli «Inediti di Luigi Pirandello e Jenny » sono diventati una love story struggente, quasi un romanzo che mantiene però il rigore del saggio.
Professore, qual è lo stato d’animo di Pirandello che emerge da queste lettere?
«In queste missive
a Jenny c’è lo stato d’animo del giovane neolaureato che compie le prime scelte sul suo avvenire, dopo essersi trasferito a Roma. È un giovane ancora sconosciuto che comincia faticosamente la sua strada di scrittore. Anche se il soggiorno a Bonn e il rapporto con la ragazza renana gli offrì un breve periodo di felicità, serenità e spensieratezza, la loro storia è come una Pasqua di Gea, un amore primaverile che, appena schiuso, è già finito».
Per Pirandello liricamente Jenny è dea della Primavera, sirena e maga Alcina:ma quanto contò veramente per lui?
«Jenny era un po’ farfalletta, con un carattere estroso, divertente e leggero, la sirena che lo indusse a vivere una vita spensierata, la dea della primavera, l’ispiratrice dei suoi versi, la fonte d’una stagione d’amore ormai sorpassata che però sopravvisse per sempre in lui, ma anche il mostro che voleva divorarlo e allontanarlo dall’Arte. Colei che per lo studente siciliano fu la filia hospitalis del capoluogo renano, le lasciò un profondo senso nostalgico di quel momento della sua vita, come le confesserà in una delle ultime lettere in risposta alle recriminazioni di lei di averla dimenticata».
Queste lettere d’amore al mito poetico che Jenny rappresentò per lui, non le sembrano molto formali? Pudore, o una attenta strategia di allontanamento indolore?
«Jenny non è soltanto il mito poetico delle raccolte come Pasqua di Gea (1891) dedicata a lei e le Elegie renane: Jenny è presente in tante altre poesie come Melbthal, e nelle novelle La levata del sole e Natale sul Reno. Nel quaderno inedito Gedanken (“Pensieri”, 1890) che io pubblico per la prima volta, troviamo un dialogo tra i due giovani innamorati che discutono cosa sia la
felicità. Qui, come nelle lettere, è chiaro che Pirandello aveva già deciso di dedicarsi all’arte e più volte si congeda dall’amata ragazza e dal mondo del freddo e del gelo».
Quanta fu grande per Jenny la delusione per l’abbandono?
«La delusione fu grande perché lei era proprio “cotta” del giovane poeta italiano, che descrive con i capelli molto lunghi e bellissimi occhi scuri. La partenza di Jenny per l’America nel 1892 non fu la reazione alla delusione di un amore mancato, ma seguì un giovane americano, William Blymyer, che aveva vissuto in casa Lander subito dopo la partenza di Pirandello, e con il quale s’era consolata. Ma i genitori del giovane americano appartenenti all’alta borghesia, impedirono il matrimonio perché lei era straniera e di un ceto sociale inferiore».
È vero che Jenny, quando Pirandello andò per due volte in America nel 1924 e nel 1935, gli scrisse chiedendo di incontrarlo, ma lui non volle?
«Non ci fu nessun tentativo d’incontro: nessuno dei due voleva rivivere un passato rimasto solo nella loro memoria giovanile. Lei seguì le notizie dai giornali e nella sua copia di Pasqua di Gea troviamo alcuni ritagli dal New York Times che parlavano del suo giovane poeta».
Perché Jenny, pur dettando le sue memorie alla figlia non le pubblicò mai?
«Le memorie in inglese When I Remember (“Quando io ricordo”) che Jenny, negli ultimi anni della vita dettò alla figlia Emily, sono i ricordi di una moglie,madre di 3 figlie e nonna quasi settantenne, che per sposare l’irlandese John J. Nolan si era convertita al cattolicesimo. Jenny non ha mai pubblicato una parola benché alcuni studiosi continuino ancora oggi a sbagliare definendola scrittrice americana».
Un amore primaverile
Inediti di Luigi Pirandello e Jenny