La maratona? Una scuola di vita
Toscana Oggi, 17-11-2019, ––
Un libro sulla maratona di Firenze. Perché? La domanda è pertinente visto che, oltretutto l’autore Francesco Giannoni, ammette candidamente di non correre, anche se non è uno che l’attività fisica la pratica sul divano, detergendosi del sudore altrui. Perché allora? Perché questa gara è peculiare: a parte la prova fisica (oltre 42 chilometri), colpiscono le radici storiche della maratona, sorta di rievocazione dell’impresa di Filippide che con il cuore in gola corse per annunziare ai suoi concittadini la vittoria più bella, quella di Atene contro i Persiani invasori. Dopo la prima rievocazione «ufficiale», alle Olimpiadi di Atene nel 1896, per tanti la maratona è la Regina delle gare di atletica leggera e ormai da decenni si corre ovunque, dall’Europa all’America, dalle Hawaii al Giappone, alla Siberia. E i protagonisti non sono solo i professionisti che arrivano in due ore o poco più, ma anche quella marea di dilettanti che, nella classifica finale, a buon diritto, entrano come i campioni, pur arrivando
tre ore più tardi. Anche Firenze ha la sua maratona: dal 1984 si corre ogni anno. Migliaia i partecipanti: donne e uomini, bianchi e neri, medici e camerieri, sacerdoti e commercialisti, traduttori e geometri, che corrono sulle loro gambe o in hand bike. Il libro di Giannoni ha il suo corpus in 15 interviste ad altrettanti atleti. Ci sembra doveroso citare Alberto Lucherini, un signore che la gara fiorentina l’ha vinta due volte e con tempi «olimpionici» (lui, un conducente di autobus), e Fabrizio Caselli, vincitore una volta fra i disabili. Ogni intervistato ha narrato la sua storia e ha confidato perché corre la maratona. Di tali confidenze ne scegliamo una che le riassume tutte: «la maratona è una scuola di vita, è una forma di meditazione, bellissima e molto profonda. Insegna ad ascoltarti, ad avere un rapporto intimo con te stesso e con i tuoi pensieri». L’autore ha parlato anche con le personalità che, a vario titolo, la Maratona di Firenze la organizzano o la sostengono, animati dalla stessa passione degli
atleti. Ecco quindi. Giancarlo Romiti, presidente e anima di Firenze Marathon, Eugenio Giani, presidente del Consiglio regionale della Toscana, Cosimo Guccione, assessore allo sport del Comune di Firenze, Alessio Focardi, membro regionale della Federazione italiana sport paralimpici degli intellettivo-relazionali, e Fulvio Massimi, guru per tanti maratoneti italiani. Intervistato anche Raffaello Paloscia, cronista di quattro maratone olimpiche fra cui quella di Roma, con l’etiope Abebe Bikila, scalzo, destinato alla leggenda. Leggenda in cui si trovano Dorando Pietri, Gelindo Bordin, Stefano Baldini e Valeria Straneo. Loro sono italiani, ma nella maratona l’appartenenza a una bandiera ha un senso? O sono tutti  grandi, donne e uomini, per la fatica che sopportano. E allora, anche se non hanno i nostri colori, li stimano, li ammirano e magari, senza confessarlo, quando tagliano il traguardo, ci commuoviamo. Il libro sarà presentato il 18 novembre, ore 18, agli Assi Giglio Rosso, viale Michelangelo 64, Firenze.
La Maratona di Firenze
I protagonisti