Cirignano e i «ladri» di speranza
L’Avvenire, 13-10-2019, Francesco Pistoia
«Avvertiamo con crescente chiarezza che il dono della Parola deve tornare al centro. Tutto deve girare intorno a essa: la Parola di Gesù». Giulio Cirignano, docente di Sacra Scrittura nella Facoltà teologica dell’Italia centrale, comunica pensieri emergenti da un forte impegno nella ricerca e da una ricca esperienza pastorale (si pensi a Porzione di Chiesa. L’Aimc spazio di logica alternativa,1995). Non lasciamoci rubare la speranza (Polistampa, pagine 220, euro 14), seguito di Cambiamento d’epoca, è al tempo stesso analisi e proposta. Chi ci ruba la speranza? Innanzi tutto il nostro egoismo. E poi, con riferimento chiaro e convinto all’insegnamento di papa Francesco, quanti seminano pessimismo e disfattismo, quanti «presumono di saper parlare di tutto solo perché occupano un posto di responsabilità nella Chiesa. Sono coloro che non rispettano le competenze dei molti soggetti del popolo di Dio. Sono coloro che usano i verbi solo al passato e al presente, ma ignorano il futuro». Quindi Cirignano
induce a riflettere su fede e vita. Il discorso che sviluppa è tutto nutrito di sostanza biblica e teologicamente sostenuto da puntuali riferimenti a san Paolo. Vi si coglie un limpido desiderio di cambiamento, di trasformazione. Il cambiamento è un processo lungo, costituito di più passi, di più tappe. Occorre abbandonare stili e modalità non più rispondenti alla sensibilità dei nostri giorni. Occorre prendere atto che il mondo della “Controriforma” (il termine ricorre più volte: sottolinea pesanti incrostazioni post tridentine) è superato. «Chi vive rintanato nelle proprie convinzioni difficilmente potrà accorgersi del tempo che passa e che tutto logora». E dunque rivedere strutture e modalità, purificare culto e devozioni (compresa la devozione mariana), ripensare educazione e catechesi («Tutto il popolo di Dio è chiamato in causa»), liturgia e sacramenti, omelia (nello spirito dell’insegnamento di Benedetto XVI e di Francesco). Parole anche dure: «crudeltà cattolica» (considerazioni su
don Milani), «afonia profetica», orfanità (il non essere partecipi di un’autentica «esperienza di gestione comunitaria»), gerarchia (vera «ipertrofia storica»), clericalismo, maschilismo. Molti i temi affrontati. I laici: la loro spiritualità, il lavoro, le professioni, la famiglia, la scuola, il volontariato, le relazioni interpersonali, la creatività, la cultura, l’impegno politico… Non una spiritualità monastica, ma una «originale elaborazione laicale dei doni dello Spirito». Sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune dei battezzati: partire da qui per delineare ruolo e responsabilità e missione dei laici. Un linguaggio ricco di “no”. Ma semplice, trasparente, costruttivo. Un invito a una vita nuova in una Chiesa nuova. Un invito a recuperare una grande interiorità, intesa «come percezione di se stessi in vera continua amicizia con Gesù». Un’immersione nella gioia del Vangelo. «La Parola è vento fresco del mattino, carezza che sostiene nel pellegrinaggio della vita».
Non lasciamoci rubare la speranza