Corea del Nord. Viaggio nel paese-bunker
Le monde diplomatique, 01-01-2019, Geraldina Colotti
Continua a circolare parecchio questo libriccino dal titolo Corea del Nord, viaggio nel paese-bunker. Lo ha scritto Federico Giuliani, classe 1992, giornalista sportivo per il sussidiario.net, ma con un occhio alla Repubblica Popolare Democratica di Corea, paese tanto demonizzato quanto poco conosciuto, Giuliani ha al suo attivo una tesi sul sistema politico nordcoreano, che lo orienta durante le tappe di questo viaggio organizzato, e dunque “sorvegliato” dallo Stato, compiuto nell’estate del 2017. La scrittura diretta e godibile del cronista consente però al lettore di scrollarsi di dosso la pesantezza dei luoghi comuni, dati per scontati dall’informazione mainstream, e di inquadrare nel suo contesto storico una società tutt’altro che al collasso, che interroga e sorprende. «Nella Repubblica Popolare Democratica di Corea – scrive Giuliani – progredire economicamente non è un tabù, anzi il socialismo nordcoreano fa di tutto affinché il popolo possa utilizzare telefoni sempre più tecnologici o abitare in case sempre più moderne e futuristiche. Non si ragiona più in termini di classi
in lotta tra loro di una comunità organica in cui ogni individuo dà il proprio contributo rivoluzionario in relazione al ruolo che gli è stato attribuito. Il profondo lavoro spirituale e ideologico – ci spiegano a Pyogyang – fa sì che la società sia armonica». In Corea del Nord – prosegue l’autore – le persone possono pensare a se stesse e alla propria vita, ma a patto di non superare un certo limite, perché «comunità viene prima di ogni altra cosa, tanto che uno dei peggiori nemici del governo è l’individualità». Lo sguardo del giovane viaggiatore ricorda quello di Tiziano Terzani, vigile ma autentico e aperto all’incontro. Uno sguardo ben diverso da quello di certi “grandi inviati”, decisi a imporre il proprio calco ideologico a un paese riemerso letteralmente dalle macerie dopo il bombardamento Usa durante la guerra di Corea. Scrive ancora Giuliani: «Se dall’esterno la Corea del Nord sembra un paese immobile e perso nella sua ideologia, dall’interno si apprende che è proprio la sua ideologia a rendere la realtà nordcoreana dinamica e in continua evoluzione».
Un paese ricco di contraddizioni che, nelle città di confine, sembra essere stato progettato per «pensare soltanto alla guerra», che potrebbe alterare la realtà con una nuova tempesta di fuoco. Ma il contrasto con quello che si vede all’interno delle automobili «fa quasi tenerezza: portachiavi colorati, portafortuna appesi agli specchietti retrovisori, copri sole di famosi cartoni animati»...
Una realtà in perenne attesa dell’evento drammatico, come nel Deserto dei Tartari di Dino Buzzati, e per questo occhiuta e sospettosa, ma tutt’altro che triste e rassegnata, come documentano le diverse fotografie contenute nel volume. Quella posta in copertina rappresenta il Monumento al Partito dei Lavoratori: tre mani unite da un anello all’altezza dei polsi si alzano da terra stringendo una falce, un martello e un pennello simbolo delle classi che compongono la società nordcoreana. Sullo sfondo, due palazzi rossi, colore che spicca nella bandiera nazionale. La mastodontica costruzione in pietra, che si trova nella capitale Pyongyang raffigura «l’unica anima del popolo coreano».
Corea del Nord
Viaggio nel paese-bunker