Meglio di niente. Le fondamenta della civiltà europea
Ricerche di Storia Politica, 01-12-2018, Andrea Frangioni
C’è in Italia una linea di pensiero, minoritaria, almeno fino alle rivoluzioni del 1989, ma nobile; quella degli ammiratori del modello democratico-liberale e capitalistico e della modernità per come si è dispiegata in Europa e in Occidente negli ultimi due secoli: si possono ricordare i nomi di Piero Melograni, Luciano Pellicani, Sergio Ricossa, Domenico Settembrini, Roberto Vivarelli. Questa linea di pensiero di fronte ai cambiamenti epocali del 1989-1991 ha assunto posizioni diverse: Roberto Vivarelli si è interrogato, a partire dagli anni Duemila, sulle sorti di una modernizzazione occidentale che, pur essendo giunta a dominare il mondo, aveva da tempo smarrito il nesso tra progresso materiale e progresso morale (valga per tutti il suo I caratteri dell’età contemporanea del 2005); anche Luciano Pellicani, nei suoi ultimi lavori (in particolare L’Occidente e i suoi nemici del 2016), dopo aver a lungo
difeso le ragioni di Atene (e della aperta «società commerciale») contro Sparta, ha constatato i rischi di prevalenza su Atene di Cartagine, con l’affermazione di un’idea di commercio fine a se stessa, svincolata dall’idea di libertà e dagli altri valori della società aperta. Domenico Settembrini (si pensi al suo Democrazia senza illusioni del 1994) ha invece continuato a difendere la contemporanea società democratica come, per riprendere l’espressione di Churchill, modello peggiore possibile con l’eccezione di tutti gli altri storicamente realizzatisi, ponendosi contro altre voci liberali (Popper, Sartori) che ne lamentavano, nei primi anni Novanta, la decadenza e la perdita di vigore morale.
Danilo Breschi, con gli interventi raccolti in questo bel volume, si pone come erede di questo tipo di riflessione e si dimostra pienamente all’altezza di questi grandi maestri. I diversi saggi
commentano l’attualità, anche tragica (come gli attacchi di Parigi del gennaio e del novembre 2015), degli ultimi anni ma anche libri e film usciti nello stesso periodo. Essi si mantengono in un singolare equilibrio tra le due posizioni sopra ricordate: Breschi si dimostra scettico verso le voci che auspicano un liberalismo maggiormente «armato» di valori e di coesione morale e difende la modernità occidentale dalle accuse di relativismo e di materialismo, prezzi da pagare inevitabili se si ha a cuore la libertà. Al tempo stesso però l’autore insiste sulla necessità dell’educazione, nella consapevolezza che, per ridurre il problema all’osso, per vivere in libertà e difendere la libertà propria e altrui occorre concepire un orizzonte ideale e morale che vada oltre la propria esistenza materiale. Siamo, insomma, come europei ed occidentali, inevitabilmente sospesi tra Atene e Gerusalemme.
Meglio di niente
Le fondamenta della civiltà europea