Agostino Tassi davvero fu il Weinstein del ’600?
Panorama, 08-02-2018, Antonio Carnevale
Un libro ricostruisce la vita del pittore passato alla storia come lo stupratore di Artemisia Gentileschi. Una biografia romanzata che fa luce su quella sua oscura fama e toglie dall’ombra la sua dimenticata arte

Agostino Tassi? Fu «lo stupratore di Artemisia Gentileschi», fine della storia: così, per lo più, è passato ai posteri il pittore nato a Roma nel 1578 e morto nella capitale il 25 febbraio 1644. Una specie di Harvey Weinstein ante-litteram nella Roma papalina del Seicento. Eppure ci sarebbe da dire molto di più, non soltanto sulle ombre di quel processo per stupro (e ce ne furono altri due per incesto), ma anche sul suo conto, sulla sua pittura.
Lo fa magistralmente, adesso, la storica dell’arte Maurizia Tazartes in Tra pittura e bordello. La vera vita di Agostino Tassi, libro che riavvolge il filo biografico da una sera del 1643, quando a 65 anni compiuti, il controverso artista ripensava al tempo trascorso.
Dai vicoli oscuri e dalle bettole di Campo Marzio, dove si aggiravano mendicanti,
zingare e prostitute (e dove bazzicava pure un certo Michelangelo Merisi), si staglia così la figura di un artefice tra i migliori nella Roma di primo ’600: un tormentato spirito, un libertino impenitente, un abilissimo imprenditore, ma anche un eccellente artista. Non proprio uno stinco di santo, certo. Non gli erano mancati gli amici, e più ancora erano i nemici. Senza contare le donne. Quante ne aveva avute? «Di bordello, nubili, sposate…». C’era stata quella brutta vicenda con Artemisia: lo stupro, fattaccio dopo il quale, però, «Artemisia aveva continuato ad avere rapporti con lui in attesa di diventarne moglie» ricostruisce Tazartes. Ma quando otto mesi dopo viene fuori che Tassi aveva già moglie, Orazio Gentileschi, padre di Artemisia, va su tutte le furie, e soltanto allora si decise a fargli causa. Forse - indaga Tazartes - tra Orazio e Agostino c’erano pure altri rancori, parecchi soldi, vecchie faccende di debiti mai saldati. Fatto sta che il processo (cui è dedicato
un intero capitolo) fu durissimo, con annesse torture, segregazioni, interminabili interrogatori.
In questa biografia che ha il sapore di un romanzo, tutto quel passato doloroso transita rapidamente davanti agli occhi di un Agostino ormai a un passo dalla morte. Ma tra rimorsi e rimpianti (tanti) s’affaccia in lui pure un vanto: l’aver insegnato l’arte della pittura a una selva di praticanti, apprendisti, collaboratori, venuti da ogni parte del mondo, giunti da lui a elemosinare i segreti di una qualità invidiata pure dai più grandi.
Rigorosa nel rispetto della verità storica, Tazartes procede sicura traendo i fatti da documenti del tempo, epistolari, carte d’archivio. Nessuna invenzione. Il risultato è un piccolo libro prezioso, lontano dai facili cliché, che scava nella storia e ripropone la questione (quanto mai attuale) del rapporto (spesso conflittuale) tra l’etica e l’estetica, tra il bene e il bello, tra la qualità dell’arte e la condotta di vita.
Tra pittura e bordello
La vera vita di Agostino Tassi