L’esagitato Tassi nei tentacoli di Roma
Il Giornale dell’Arte, 09-01-2018, Luca Scarlini
Agostino Tassi (1580-1644) negli ultimi decenni è nella memoria collettiva per lo stupro di Artemisia Gentileschi, e per il processo che ne seguì, proposto all’attenzione generale dalle studiose femministe negli anni Settanta. Maurizia Tazartes ricostruisce ora con efficacia un profilo esagitato, convulso, sullo sfondo di una Roma tentacolare, piena di opportunità di lavoro per un pittore in
vena di arrivare, ma anche di seduzioni erotiche e di pericoli reali nelle notti abitate da briganti e ragazzi di vita, da cortigiane e da osti che sono anche lenoni.
Già nel 1611 l’artista aveva dovuto affrontare un processo per incesto a Roma, accusato di aver messa incinta la sua cognata Costanza, di anni quattordici. Una inquietudine divorante, che era infine approdata alla scelta di vivere con
Ludovica Lauri, disegnatrice e mercantessa di gioielli, con cui passò l’ultima parte della sua vita. Tra risse, spacconate, provocazioni, rapporti estremamente complessi con mecenati, di volta in volta blanditi o provocati, scorre una carriera pittorica di grande levatura, che soprattutto si concentra a Roma, dove si trovano molte sue opere, con intermezzi a Firenze e in altre città italiane.
Tra pittura e bordello
La vera vita di Agostino Tassi