Hart Crane. Le rigide intrusioni del cuore
La Nuova Tribuna Letteraria, 01-04-2017, Anna Vincitorio
Ho cercato di immergermi nel viaggio di Hart Crane che ha inizio con Il ponte di Brooklin per poi terminare con La torre spezzata. Il ponte acquisisce una suggestiva personificazione. È il punto d’incontro di una gamma articolata di segnali di vita: il sorgere di giorni che si ripetono, i gabbiani in volo roteanti, il cammino d’argento attraverso la baia. Le reminiscenze del poeta, che contempla il ponte
dalla finestra della sua stanza al 110 di Columbia Heights, si alternano e si traducono in racconto attraverso un linguaggio metafisico e pregnante. Si fondono la natura, stretta tra asperità e bellezze, e la sua angoscia di accettarsi come alcolista, “diverso” e visionario. La forza espressionistica delle sue immagini, il prevalere del suo sentire e l’accesa suggestione delle evocazioni finiscono
per conferire ai luoghi un’identità quasi umana, capace di ammantare di straordinaria umanità l’essenza immobile degli oggetti.
È un viaggio intimista che avvicina Crane a Whitman, rivelando l’ammirazione del primo verso il secondo per la varietà di un percorso poetico che raccoglie materialismo e idealismo, concretezza e astrazione, tormento immanente e trascendente.
Il ponte / La torre spezzata