Bellezza del gaudio evangelico
Corrispondenza, 25-12-2017, Silvano Sassolini
Papa dal 13 marzo 2013, Jorge Mario Bergoglio pubblica la sua prima Enciclica Lumen fidei il successivo 29 giugno cui fa seguito l’Esortazione apostolica del 26 novembre intitolata Evangelii gaudium [EG], quasi un testo programmatico per il pontificato da poco iniziato. Questo l’inizio: 
“La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”. Come si vede, fin dalle prime righe per Papa Francesco una cosa è assolutamente certa: la Chiesa è chiamata ad annunciare la gioia del Vangelo, “di conseguenza, un evangelizzatore non dovrebbe avere costantemente una faccia da funerale” (n. 10).
Purtroppo “il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli
altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente” (n. 2).
Partendo da queste premesse, l’A. del presente lavoro – sacerdote fiesolano, già docente di Sacra Scrittura e assistente nazionale dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici nonché autore di numerosi libri – ci presenta una riflessione sulla necessità che la Chiesa si faccia samaritana, Chiesa di incroci e di frontiera, come il Papa aveva detto ai giovani nella veglia di Copacabana nel luglio precedente. Oggi la modernità crea all’intera comunità mondiale e anche alla Chiesa un complesso di sfide che non hanno precedenti nella storia e nei paragrafi dell’EG sono riconoscibili i mali della Chiesa e del mondo più volte denunciati dal Papa in questi anni di pontificato: il giogo della competitività, la cultura dello scarto, la globabilizzazione dell’indifferenza, l’anestetizzante cultura del beneseere, il consumismo; e poi il fondamentalismo, gli attacchi alla libertà
religiosa, la desertificazione spirituale, l’interruzione della trasmissione generazionale della fede, e ancora funzionalismo, clericalismo, ossessione per l’apparenza, gravi divisioni interne alla Chiesa.
E ai ministri della Chiesa sono dedicate pagine di amara riflessione, come nell’affermazione che “l’ostacolo maggiore che si frappone alla conversione che papa Francesco vuol fare alla Chiesa è costituito, in qualche misura, dall’atteggiamento di buona parte del clero, in alto e in basso ... atteggiamento talvolta di chiusura, se non di ostilità” (pag. 41), quasi un Sinedrio sempre fedele a se stesso anziché al vento dello Spirito. E proprio preti e vescovi sono chiamati a essere più vicini agli “ultimi’’ se vogliono essere testimoni credibili della gioia evangelica. Tuttavia, se sembra a noi cristiani, “invitati a una riflessione capace di trasformare la nostra vita, che l’orizzonte proposto sia così alto che pare irraggiungibile, immersi come siamo in un clima tanto sciatto quanto povero di passione evangelica, pure abbiamo la certezza che il Signore non ci abbandona’’ (pag. 141).
Bellezza del gaudio evangelico al centro della vita cristiana