Meglio di niente
L’Indice dei libri del Mese, 01-10-2017, Maurizio Griffo
Secondo un noto assioma euristico, ogni libro è scritto sempre contro un altro libro. Nel caso del lavoro di Breschi, un volume pensato per intervenire nel dibattito corrente, l’assioma va corretto considerando che l’oggetto polemico è un cattivo costume giornalistico e informativo che inficia la nostra discussione pubblica. In quella televisiva “i ritmi del dibattito penalizzano ogni forma di ragionamento per premiare lo spettacolo, piegato in direzione della messa in scena grottesca”. Il risultato è quello “di alimentare ulteriormente sentimenti di disaffezione nei confronti della politica”, ridotta “alle
liti tra esponenti politici di partiti sempre meno collegati al territorio e ai problemi quotidiani delle popolazioni”. Tale stile comunicativo prolifera per naturale osmosi nel web, dove l’affermazione apodittica o il linciaggio gratuito soffocano gli spunti per una discussione ragionata; ma influenza in modo massiccio anche la stampa tradizionale. Il libro di Breschi propone un antidoto semplice: riguadagnare gli spazi di dibattito ragionato, che tenga conto della dimensione storica. I ventotto paragrafi del libro (ripartito in quattro capitoli) sono tutte conversazioni critiche che, in genere a partire dalla discussione di un volume, esaminano un
argomento sine ira ac studio illustrandone le connessioni con l’attualità. Il télos di fondo del lavoro è un invito a superare il “malinteso senso di colpa storico” secondo cui il nostro “benessere odierno sarebbe figlio dello sfruttamento di popoli extra-europei”. In altri termini, occorre riscoprire le radici storiche e culturali della nostra civiltà, contro la deriva nichilista di cui lo scadimento del dibattito pubblico è un pericoloso sintomo. La nostra civiltà, avverte l’autore fin dal titolo (volutamente ironico), ha i suoi difetti e limiti ma è certo meglio di niente.
Meglio di niente
Le fondamenta della civiltà europea