Una vita per un’idea
Conoscere la Storia, 01-06-2017, Alessandra Colla
Se non fosse stato fiorentino, forse Dante non avrebbe messo gli ignavi all’inferno, ma per un fiorentino è impossibile perdonare quelli che non prendono mai posizione, quelli che seguono l’onda e il vento che tira senza schierarsi da nessuna parte. E fiorentino è Mario, il protagonista dell’intenso romanzo di Mario Bernardi Guardi ambientato nella torrida estate del 1944, quando l’implacabile caldo agostano si somma all’inarrestabile avanzata degli americani che risalgono la penisola. Nell’Italia spaccata in due dalla guerra civile, Mario sceglie senza
esitare. A nulla servono gli ammonimenti paterni di un amico di famiglia, quel Romano Bilenchi prima entusiasta e poi spietato critico del fascismo, all’epoca comandante partigiano: Mario ha respirato le lezioni, non soltanto d’algebra, di Berto Ricci; ammira Alessandro Pavolini, intellettuale e poi soldato; e soprattutto non tollera di vedere la sua Firenze arrendersi senza combattere, cedere senza scegliere. Diventerà un franco tiratore, uno dei cecchini adolescenti che dai tetti di Firenze spareranno per rallentare la marcia verso il nord degli angloamericani: paladini di una
causa persa, generosi della propria vita che a vent’anni è tanto facile buttare, comunque fedeli a una parte, giusta o sbagliata che sia, come i suoi coetanei dall’altro lato della barricata. A macchiare il sagrato di Santa Maria Novella saranno il suo sangue e quello dei suoi camerati, che preferiscono la morte consapevolmente accettata alla vita imposta dai liberatori americani. Curzio Malaparte, che assiste nella realtà all’epilogo di quelle giovinezze schiantate, raccontando quella pagina di Storia forse racconta proprio la storia di Mario, fascista da morire.
Fascista da morire