Una sartina spietata nella città che cresce
Corriere fiorentino, 19-03-2017, Luca Scarlini
Non fo per dire perché è mia figliola, ma una ragazza come lei non c’è. Una ragazza positiva e senza grilli per la testa. E che figura fa fare alla roba! Basta che si metta un cencio addosso, pare una principessa. E poi bisogna sentire la maestra come la porta in palmo di mano! Lo sa come dice: la Velia ha le dita fatate». Così viene descritta dalla madre, l’ambigua Nastasia, la fascinosa femme fatale protagonista del capolavoro di Bruno Cicognani, uscito da Treves nel
1923. Si tratta di una vicenda personale che è anche l’epopea di una parte di Firenze vista al momento della sua trasformazione, all’inizio del ‘900, in cui si inscrive il personaggio che resta nella memoria di una donna avida di piacere, lusso e dominio che usa il proprio fascino come arma. La sartina dotata di buon gusto per gli abiti propri e altrui, ci metterà poco, infatti, a sedurre il legnoso e tardo Beppino, erede di un patrimonio di costruttori edili, e a mandarlo in rovina.
La sua determinazione, terribile, spietata è il motivo primo della narrazione, in cui si trova anche un diario della metamorfosi dell’agglomerato urbano delle Cure che cambia il profilo di un territorio fino a poco prima agricolo. La recente riedizione presso Mauro Pagliai, per le attente cure di Maria Panetta, ripropone uno dei nodi della rappresentazione narrativa della città nel Novecento, una storia portata in tv con successo da Mario Ferrero nel 1980, con Pamela Villoresi. 
La Velia