Boccaccio e le donne
Leggere:tutti, 01-05-2016, Anna Rita Guaitoli
In uno stile referenziale, con frasi brevi che permettono lampi di informazione veloce, la studiosa tedesca da sempre interessata alle donne e alla letteratura italiana, esalta le donne del Boccaccio. Lo stile fulmineo di cui si diceva le permette di dare notizie, nella prima parte, sulla vita del Medio Evo (arredamenti, casa… sesso) con continui, ed espliciti, riferimenti allo studioso massimo del periodo, quale Duby. Nella seconda, si ripercorre velocemente la vita di Boccaccio (e mi permetto di sottolineare come, contravvenendo al famoso detto, il di lui padre è certo, la madre ignota). Nella terza, il fuoco del suo interesse sarà per le immagini femminili: precisamente per quella della “Elegia di Madonna Fiammetta”, per la vedova del “Corbaccio”, e, naturalmente, per quelle del “Decameron”.
È noto (spero) che Boccaccio abbia per primo dato dignità di personaggio alle donne, addirittura
dedicando loro la fatica letteraria più prestigiosa, il “Decamerone”. Il progetto è del resto esplicito sin dalla “Elegia di Madonna Fiammetta”, come sottolinea la Antes: Fiammetta, parla “con spontaneità formale e linguistica” delle sue pene d’amore. E del suo desiderio. E della sua vendetta. E vuole che questo suo libro lo leggano le altre donne, perché si consolino, o si mettano in guardia. Boccaccio, lo si accennava, dichiarerà nel Proemio del “Decamerone” la volontà di rivolgersi a quelle donne che, escluse dalla vita sociale e dall’educazione, sono costrette a rimuginare su pene d’amore perché, “a differenza degli uomini, non possono distrarsi andando a cavallo o a pesca”. Un bel colpo al pensare comune; una rivoluzione, vera, tanto da riceverne critiche così dure che lo porteranno a difendersi (prologo alla IV giornata) anche
in nome di quelle Muse che… “son donne”. E le donne, sono analizzate in tutte le sfumature: fedeli, dignitose, licenziose, ingenue, innamorate fino a morirne. La Antes prova a organizzarle in quattro categorie: “sottomessa, impertinente, intelligente, eroica”. Una griglia di lettura utile, certo. Ma, tutto sommato, quelle donne sono soprattutto vere: come è vera e eterogenea la vita degli esseri umani. La Antes, infine, rapporta la posizione di Boccaccio come appare nel Corbaccio con quanto si è andato dicendo: qui le donne sono “così vili, così orribili, così dispettose”. Forse, perché è diventato misogino? O forse per un livellamento dei compiti, dei doveri, e… della libertà? In fin dei conti è sempre Boccaccio ad affermare, per Fiammetta, che “non si fa ingiuria, se per quella legge, che essi trattano altrui, sono trattati essi”.
Giovanni Boccaccio e le donne