«Firenze mi tratta male ma la amo». Oriana, la rabbia e la dolcezza
QN - Il Resto del Carlino - La Nazione - Il Giorno, 23-03-2016, Olga Mugnaini
«Pensaci tu a raccontarmi alla città che mi tratta male». Oriana Fallaci è stata una guerriera, una combattente indomita. Non ha mai avuto paura a scagliarsi né contro le atrocità commesse in nome dell’Islam, né contro il tumore che l’ha attaccata e stremata. E come ho detto, quasi con sfrontatezza prima di arrendersi, ha voluto «morire in piedi». Ribelle, come sempre. Ma verso quella sua Firenze così amata, hanno spesso prevalso i sentimenti di tenerezza e soggezione, anche se tradotti con la forza e la rabbia che a volte mascherano il dolore.
Ed ecco allora quella sorta di appello, più affettuoso che spavaldo, all’amico Riccardo Nencini: pensaci tu e raccontami… E Nencini, oggi viceministro ai trasporti e ieri presidente del Consiglio regionale toscano, l’ha fatto, ha mantenuto la promessa, e in 176 pagine di testimonianze e inediti dal 2000 al 2006, ha ricostruito i pezzi di quel rapporto fra la giornalista-scrittrice e la terra dove era nata e dove ha poi scelto di tornare a chiudere gli occhi, dieci anni fa. “Il fuoco dentro. Oriana e Firenze” è il titolo del libro inedito da Mauro Pagliai, che sarà presentato oggi a Roma a Palazzo Antici
Mattei, sede del Centro studi americani. Viceministro Nencini, come nasce la sua amicizia con Oriana Fallaci?
«Come molte amicizie, è nata dopo una grande litigata. È iniziata nel settembre del 2002, quando mi telefonò per chiedermi che intervenissi per evitare che il Social Forum si tenesse a Firenze. Lei si ricordava cosa era accaduto l’anno prima a Genova e non voleva che la sua città subisse la stessa ferita e devastazione».
Poi il Social Forum si svolse e non ci furono problemi.
«no, ma lei aveva scritto un durissimo articolo per invitare i fiorentini serrare porte e finestre per dare il senso dell’indignazione per questo evento che la preoccupava moltissimo. Dopodiché continuò con le sue denunce e le sue dure prese di posizione».
Nel libro racconta molti episodi. Ne anticipi qualcuno.
«Per esempio quando scoppiò il caso dell’infibulazione dolce, sostenuto da un medico africano dell’ospedale Careggi di Firenze. Oppure quando fu autorizzata l’installazione di una tenda profughi somali davanti al Battistero in piazza San Giovanni».
Lei condivideva le posizioni di Oriana?
«No, continuo a mantenere il dissenso
sul suo catastrofismo circa la nascita di una ‘Eurabia’, come la chiamava lei, ma sono d’accordo, oggi come allora sulla sua analisi e preoccupazione: l’Europa sta rinunciando ai suoi valori, è a pancia piena, ha smarrito la sua missione. Su questo Oriana continua ad avere ragione».
Chi furono i più feroci con lei?
«Certamente molti esponenti della sinistra. L’unico che insieme a me ne prese le difese fu Matteo Renzi, allora presidente della Provincia di Firenze. E poi c’era già un movimento che faceva capo a Beppe Grillo che ne sosteneva le battaglie».
Secondo lei Firenze è stata davvero matrigna con Oriana?
«Io credo che sia stata molto amata dai fiorentini, e che abbia avuto invece un rapporto molto conflittuale con le istituzioni. ad esempio, non aver avuto il fiorino d’oro, massima onorificenza della città, è sempre rimasta per lei una ferita aperta».
Fra le sue tante battaglie, quale la accorava di più?
«Mi ha sempre colpito il culto che aveva per la libertà. Libertà da difendere a ogni costo».
Perché questo libro?
«Per ristabilire la verità».
Il fuoco dentro
Oriana e Firenze