Il mio Mugello libero
Il Foglio, 17-03-2016, Maurizio Crippa
Cocchi riepiloga, con la voce bassa, come provando a spiegare le cose prima di tutto a se stesso. “Ciò che ho constatato è che esiste un peso del circo mediatico praticamente incontrastabile. Se ti accusano di corruzione, basta quello. Non esiste il contraddittorio, non ci sono gli innocentisti e i colpevolisti, come nei film. C’è come un terrore a dire le cose, a raccogliere una versione diversa dei fatti.” È un meccanismo ben noto, non c’è bisogno di dilungarsi. E nemmeno il rapporto tra magistratura e giornali. Sulla sua vicenda, in attesa
della conclusione, Cocci ha trovato il tempo di scrivere un libro “sotto forma di romanzo”. Si intitola “La bilancia smarrita”, l’ha pubblicato la fiorentina Polistampa. Ci sono riflessioni anche sul cattivo funzionamento del sistema di Giustizia. Sei anni di vita avvelenata aiutano a riflettere. “La mia considerazione è questa. Una volta messa in moto la macchina inquisitoria, l’eco pubblica e mediatica, che si sposta con un atteggiamento sociale di populismo, di giustizialismo, è tale, e così forte, che la stessa macchina della
Giustizia nel suo complesso deve come ammortizzare, deve andare molto lenta nello smentire. Perché altrimenti, in un caso come questo, dovrebbe smentire in un attimo tutto un castello di indagini. Io dico sempre: se fossimo in America, con un’accusa di corruzione io nel settembre del 2011 sarei stato arrestato. Ma nell’ottobre 2011 sarei stato prosciolto. E lo avrei preferito. Invece ci sono voluti sei anni, sei anni, per accertare fatti e cose che erano già evidenti nel 2011, nella motivazione che negava il mio arresto, e poi nel 2013 in quelle del Gup”.
La bilancia smarrita
Cronaca di un’inchiesta