Schede
Il Borghese, 01-12-2015, Maurizio Bergonzini
Giampaolo Pansa ha definito “Un libro straordinario e disperato” il romanzo Fascista da morire di Mario Bernardi Guardi saggista e critico ben conosciuto dai lettori de Il Borghese per la sua proficua attività culturale che l’ha visto non soltanto autore di saggi, conferenziere, ideatore di rubriche per la Rai, organizzatore di importanti eventi culturali ma anche collaboratore apprezzato di numerosi fogli (da L’Orologio di Luciano Lucci Chiarissi a Il Borghese, appunto).
Romanzo disperato che trova la sua ispirazione letteraria nel tragico ed emotivamente potente brano di Malaparte ne La pelle(ricordate :“I fascisti seduti sulla gradinata della chiesa erano ragazzi di quindici o sedici anni, dai capelli liberi sulla fronte alta, gli occhi neri e vivi nel lungo volto pallido. Il più giovane, vestito di una maglia nera e di un paio di calzoni corti, che gli lasciavano nude le gambe dagli stinchi magri, era quasi un bambino”...) sulla fucilazione
dei franchi tiratori davanti a Santa Maria Novella.
Romanzo che ha il suo contesto storico nella lotta disperata dell’agosto1944 di quei fiorentini che sparando su statunitensi e partigiani, ben dopo il ritiro dei tedeschi, volevano “mandare al diavolo chi occupa l’Italia e dice di liberarla. Invece vuole una serva che sia anche un po’ puttana”.
Romanzo che ha la sua sostanza ideale e morale nella continua presenza dei pensieri di Mario, il protagonista, di Berto Ricci, della sua personalità adamantina, delle sue riflessioni, del suo esempio di vita. E del resto a Berto Ricci Mario Bernardi Guardi ha dedicato studi e scritti che hanno riaffermato la mancata rispondenza della realtà alle elucubrazioni di chi come Zagrandi lo descrive “fuori dal Fascismo” come, del resto, furono taluni dei sodali ne L’Universale come Romano Bilenchi che della rivista fu direttore per un breve periodo quando Ricci andò volontario
in Africa Orientale. E Bilenchi storicamente attivo nella resistenza appare nel romanzo critico come contradditore (“Insomma ti vuoi far ammazzare ... un te ne importa nulla di quel che patiranno i tuoi ...”) delle scelte di Mario che “... vuol dare una rivoluzione ... bisogna che questi passi sui cadaveri del liberalismo e del capitalismo” perché "contro Roma, città dell’anima, sta Chicago, città del maiale” alleati con quelli di Mosca. è una passione quella di Mario che lo brucia , come brucia i suoi amici. Mussolini, certo, ma non soltanto perché come affermerà un altro ventenne di quei giorni:
“La Storia scriverà: ‘Nei giorni bui quei ragazzi risposero all’appello di Mussolini e accorsero a Salò’. È vero, sì, ma è vero pure no. Perché - la Storia avrebbe da sapello - noi stavam già là senza de Lui.”
Fascista da morire