L’occhio del cecchino
Corriere fiorentino, 08-10-2015, Edoardo Semmola
Mario Bernardi Guardi e la storia di Firenze nel 1944 vista dalla parte dei vinti. E di un ventenne che vuole sparare nel nome di quel che resta del fascismo

Non se ne parla mai troppo. Non si ricorda mai troppo. E non si esauriscono mai i punti di vista attraverso i quali scrutare la storia. Ne è convinto Mario Bernardi Guardi, giornalista, scrittore, docente di italiano e latino a Pontedera, da aver deciso di tornare a parlare della Liberazione di Firenze, degli anni caldi della Resistenza, della guerra civile, prendendo un punto di vista inusuale: quello di un aspirante franco
tiratore fascista nella Firenze dell’agosto 1944. Quando il fascismo era di fatto già sconfitto. Questa la storia di «Fascista da morire» (Polistampa) di cui pubblichiamo due estratti. Tra aderenza alla realtà storica e fantasia di romanziere, Bernardi Guardi racconta un mese di vita del ventenne Mario che desidera unirsi ai franchi tiratori sui tetti di Firenze, in un ultimo disperato tentativo di contrastare Alleati e partigiani. «Tutto nasce dalla fascinazione che ho avuto per il capitolo de “La pelle” di Curzio Malaparte dedicato alla fucilazione
di alcuni giovanissimi franchi tiratori sul sagrato di Santa Maria Novella - racconta- da lì ho riconosciuto la vicenda di fantasia di un ragazzo, educato al tipo di fascismo eretico e rivoluzionario di Berto Ricci». Tra le pagine anche alcuni personaggi storici, come Romano Bilenchi e un giovane «Spada». Che altri non è se non Giovanni Spadolini. «Pochissimi lo riconosceranno», sorride Bernardi Guardi che in 204 pagine ci restituisce «uno sguardo sulla storia vista dalla parte di un vinto che non si dà per vinto».
Fascista da morire