La missione dell’Expo: lanciare Milano dopo l’Expo
Corriere della Sera, 03-10-2015, Carlo Baroni
Il titolo spiega già tutto: Expo 2015, un’eredità carica di futuro. E ogni parola, ogni aggettivo evocano una promessa, un impegno. L’oggi che è già domani. Il libro (Mauro Pagliai editore) racconta un’avventura lunga sei mesi ma cominciata anni prima e destinata a durare nel tempo. Ascriverlo Livia Pomodoro e Tonino Bettanini. Una giurista e un esperto della comunicazione istituzionale. Dentro la storia dell’evento che ha cambiato il volto di Milano. E’ l’Expo ospitata in uno dei Paesi del G8 che ha chiamato a raccolta le nazioni povere che pretendono, hanno diritto a un posto a tavola. E quel «nutrire il pianeta» non è solo uno slogan azzeccato uscito dalla mente di un genio del marketing. I Paesi in via di sviluppo sono più della metà (45) di quelli che compongono il Bie (98) l’organismo
a capo di Expo. Il libro racconta la marcia di avvicinamento di Milano. La scelta di andare nella direzione voluta dall’Onu, verso quei Millennium Goals, gli obiettivi del Millennio che possono sembrare un’utopia ma a guardarli da Rho-Fiera ti viene voglia di provarci a raggiungerli. Il tema del cibo riguarda tutti. E c’è un pane che per una parte del mondo vuol dire sopravvivenza e per quell’altra dieta per non ingrassare. Malnutrizione ed obesità, come due facce di uno stesso pianeta che non riesce proprio a sentirsi fratello. E non è questione di buonismo ma di necessità. Basta girare per i padiglioni per accorgersi che le differenze sono tutte nelle nostre teste. Gli ostacoli solo pretesti di chi non vuole cambiare le cose. Milano per sei mesi capitale del mondo senza guardare tutti dall’alto. Ma aprendo le
porte di una casa che qualcuno pensava non venisse mai pronta. Dove i padiglioni non fanno la differenza tra i ricchi e i poveri. L’Italia che una volta tanto fa squadra e chi canta fuori dal coro questa volta ha davvero la voce stonata. Basta ricordare quel giorno a Parigi con un capo del governo di centrosinistra e una sindaca di centrodestra a remare dalla stessa parte. Pomodoro e Bettanini descrivono quello che è stato ma provano ad anticipare anche il domani «quell’eredità carica di futuro». E un giurista sa prima degli altri che l’eredità è un patrimonio da proteggere e conservare. E casomai da incrementare. Solo così diventa «carica di futuro». E quello di Expo dopo Expo è tutto da scrivere. Nascerà un’altra Milano accanto a Milano? O ci saranno due città?
Expo 2015: un’eredità carica di futuro