“Le tre versioni” della Trattativa
Il Fatto Quotidiano, 16-04-2015, Giuseppe Lo Bianco
Inchieste a confronto nel libro di Grassi, con prefazione del pm che negò il patto Stato-mafia

La trattativa Stato-mafia? Tre procure l’hanno declinata in tre modi diversi: per Palermo è stata il fulcro attorno a cui sono ruotate (e forse anche originate) le stragi, per Firenze sul 41-bis non si è mai trattato, per Caltanissetta Stato e mafia lo hanno fatto limitatamente alla strage di via D’Amelio, in cui morì Paolo Borsellino e la sua scorta.
È questa la singolare (e semplicistica) tesi del libro (Processo alla trattativa: tre procure, tre verità, editore Pagliai) del giornalista Giampaolo Grassi con la prefazione dell’ex procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, fautore della tesi negazionista: “La trattativa? È solo un espediente lessicale che rinvia a diversificate letture di una storia di interlocuzioni e di iniziative sulle quali è ragionevole e lecito elaborare riflessioni e possibili ricostruzioni”, scrive nella prefazione l’ex pm, e cioè “fuffa” senza prove. Con un limite, però: su quella materia lui non ha voluto indagare. Ecco perché Giovanna Maggiani Chelli, la presidente dell’associazione delle vittime di via dei Georgofili leggendo quelle righe si è chiesta:“Come fa l’ex procuratore a dire che la trattativa è solo un espediente lessicale se con tutte le nostre sollecitazioni che fortemente richiedevano nuove indagini abbiamo chiaramente capito che non c’era intenzione di farne?”. La Chelli
ricorda le udienze nell’aula bunker di Santa Verdiana, al processo Tagliavia, quando gli avvocati dell’associazione, costituitasi parte civile, tempestarono di domande scomode i testimoni “istituzionali”, da Conso a Mancino, sollecitando nuovi, potenziali, input investigativi: “Volevamo nuove indagini nel merito – dice oggi Giovanna Maggiani – ma capimmo in quell’occasione che non c’era intenzione di farne”. L’ultima polemica sulla trattativa nasce all’ombra della commemorazione annuale di Gabriele Chelazzi, il pm fiorentino stroncato da un infarto nel 2003 che, a differenza dei suoi colleghi toscani, capì per primo l’importanza delle anomalie rilevate nelle carceri come possibili canali di interlocuzione tra Stato e mafia e aprì la strada investigativa poi ripercorsa anni dopo dai pm di Palermo. Il libro esce a ridosso dell’anniversario della sua morte e si pensa di presentarlo in occasione della commemorazioni per la strage di via dei Georgofili: “C’è forse una voglia di evidenziare che l’una o l’altra procura ha lavorato meglio? – si chiede perplessa Giovanna Chelli –. Meglio sarebbe stato non parlare di “corda in casa dell’impiccato” (le tre verità a confronto) proprio a ridosso dell’anniversario del 27 maggio prossimo. Noi aspettiamo con serenità la sentenza del processo di Palermo, e del resto i compiti furono divisi a suo tempo dalla Procura Nazionale Antimafia: Firenze incaricata delle stragi del ‘93,
Caltanissetta per quelle del ‘92 e Palermo delle indagini sulla trattativa”.
Sia Palermo sia Caltanissetta imboccarono con decisione il percorso investigativo della trattativa, e le pagine della requisitoria nissena del processo Borsellino quater contengono una ricostruzione analoga, e per certi versi più dettagliata nei confronti del ruolo degli interlocutori politici: diversa fu la qualificazione giuridica di quei comportamenti poiché non gli venne attribuita rilevanza penale. La procura di Firenze ha sempre mantenuto invece una posizione negazionista, soprattutto sul 41-bis, ritenuto invece l’oggetto principale delle revoche dei 334 provvedimenti di carcere duro del novembre 1993 da parte del guardasigilli Giovanni Conso. “Ci siamo costituiti parte civile nel processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia fra difficoltà d’ogni tipo – conclude la Chelli – ma l’abbiamo fatto a ragion veduta, perché vogliamo la verità completa sulla strage di via dei Georgofili, una verità oltre la mafia. Siamo arrivati alla conclusione che, senza una scellerata trattativa, i nostri figli sarebbero vivi. Proveremo a invitare al nostro convegno sulla giustizia per il 26 maggio le tre procure interessate alle indagini sulle stragi degli Anni ‘90, tutte valide in egual misura e che finalmente dovrebbero unire gli sforzi in un coordinamento unico per arrivare a una verità che può non interessare al mondo intero, ma a noi interessa perché lo dobbiamo ai nostri morti”.
Processo alla trattativa
Stato-mafia: tre procure, tre verità