La capacità di amare i più poveri
La Sicilia, 19-06-2014, Ester Musumeci
Autobiografia, quella di Carmela Grande con il suo “Insegnaci a contare i nostri giorni” (ed. Mauro Pagliai), che ti permette di fare un tuffo nella semplicità della vita di una insegnante di filosofia di origini siciliane. Una cartolina di memorie che parte da Avola con la Seconda guerra mondiale in pieno svolgimento e arriva a Firenze col vivo ricordo dell’alluvione del ’66. Il tutto profumato dal mandorlo in fiore, tanto caro all’autrice, nel ricordo della ricchezza del frutto della
sua terra, simbolo di rinascita, di fedeltà, di promessa. Ad otto anni scopre di non sentire da un orecchio, e gira per l’Italia alla ricerca di cure, il che le permette di interessarsi, guardare, contemplare e ascoltare con gli occhi. La scelta dei suoi studi universitari nasce così. Insegna a Firenze, dove saranno incontri decisivi per la sua vita quelli con il filosofo Giulio Preti e il pedagogista Lamberto Borghi, e soprattutto con don Raffaele Bensi e il cardinale Carlo Maria Martini. È grazie
a loro e al sindaco Giorgio La Pira con la delicata figura della sua collaboratrice, Fioretta Mazzei, che la vita dell’autrice muta radicalmente. Entra in contatto diretto con quel cristianesimo autentico, capace di amare i più poveri, con la semplicità del quotidiano e una gioia permanente. Questo ambiente, semplice ma vero, le cambia l’esistenza. Oggi si ritrova donna non schiacciata dall’età che avanza ma che da speranza pure ai giorni nostri. Come un mandorlo a primavera.
Insegnaci a contare i nostri giorni
La mia vita dalla Sicilia a Firenze