Una vita nella Firenze dei grandi cattolici
L’Avvenire, 18-02-2014, Claudio Toscani
Ancora non esisteva il tempo, eppure i nostri giorni erano contati: giusto allora che si chieda a Dio la grazia di saperli valutare bene, perché non ne avremo uno in più di quelli assegnatici. Voglio sperare di intendere bene il senso del titolo di questo denso e proprio per questo contenuto lavoro di Carmela Grande, emerita docente di Storia e Filosofia, siciliana di nascita e fiorentina di adozione. Non è facile trovare libri di così luminoso laboratorio di vita, di così chiara ma trasposta preghiera in pagine che hanno il sapore e la certezza di una prosperità spirituale, di una piena risorsa devozionale senza retorica né lamento, né inchiesta né richiesta. E nemmeno è semplice leggere il racconto di un’esistenza capace di presentarsi in una prosa così arresa alla verità, così naturale e agevole,
pur se visibilmente filtrata da cultura conscia di sé ma umana, sapiente e sapienziale. L’autrice ci accompagna lungo «il rotolo della sua vita», come scrive con felice metafora il cardinale Silvano Piovanelli in presentazione: tempi, luoghi, incontri; ambienti, occasioni, volti; paesaggi, arte, cultura. «Vengo al mondo in una estate senza vacanze (1942) in un paese agricolo che si affaccia sul mar Ionio». I giovani genitori sono «scippati» dall’età dell’allegria e dai loro verdi anni. Dalla guerra al dopoguerra è un altro capitolo di riflessioni familiari, prima che il lettore sia informato del tempo trascorso tra Sicilia e Firenze, luoghi cardine degli studi e degli incontri fondamentali, determinanti. Dagli illustri docenti medi e universitari, alla frequentazione di sacerdoti di grande magnetismo morale;
dai momenti di una ribadita conversione a Cristo, alla tragica ma affratellante data della sconvolgente alluvione dell’Arno nel 1966. Sfilano fra le righe, per contatti diretti o indiretti, i nomi di papa Giovanni, del sindaco La Pira, di don Bensi, del mitico don Cuba, padre Turoldo e padre Balducci, del cardinal Martini. Piccolo trattato di religiosità è infine questa veloce autobiografia, compendio di gratitudini da creatura a Creatore, tra citazioni di passi biblici e brani classici. E al mandorlo, veterotestamentario frutto sacro della terra, Carmela Grande si riferisce spesso: il legno della verga di Aronne (scelto da Dio); il germoglio attraverso il quale Dio dichiara (in Geremia) d’essere vigilante sulla propria parola; il fiore che in Qoelet rappresenta il declino della tarda età; la forma delle braccia del candelabro (menorah) in Esodo.
Insegnaci a contare i nostri giorni
La mia vita dalla Sicilia a Firenze