“Gli dei se ne vanno”, storia di una generazione a Porto Marghera
Gente veneta, 08-06-2013, Serena Spinazzi Lucchesi
Droga, lavoro operaio, voglia di libertà, musica: i giovani degli anni ’70

La periferia urbana, l’adolescenza, la musica. E le esperienze che determinano un’esistenza, la segnano, talvola la condannano. C ’è tutto questo nel romanzo “Gli dei se ne vanno” di Fabio Amadi (Pagliai Editore), scrittore veneziano, nato e tuttora residente a Marghera, già autore di “L’uomo dei Balcani” (Polistampa, 2005) e “La parte migliore di me” (Pagliai, 2011).
Un’autobiografia sulla quale Amadi ha lavorato per lungo tempo, scrivendone una prima versione una quindicina di anni fa e poi tornandoci di recente, con un sapiente intervento di riscrittura e levigatura. Un romanzo sofferto, frutto di una «fatica interiore», come lui stesso afferma alla vigilia della presentazione che si terrà martedì 11 giugno presso la Biblioteca Civica di Villa Erizzo a partire dalle ore 18.
Se si sbatte contro la droga... Una storia generazionale vissuta a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 in quella periferia urbana che è Porto Marghera al di là delle fabbriche, dove si lavora non solo al Petrolchimico ma anche nei cantieri, nelle officine meccaniche, o per le cooperative dei subappalti. Mondi anche crudeli, con scale gerarchiche ben precise dove piccoli privilegi propri coincidono con grandi sopraffazioni altrui.
È in questo scenario che si compie la tragedia generazionale dei protagonisti – persone reali
– che quasi inevitabilmente vanno a sbattere contro uno dei fenomeni più drammatici di quel periodo (e non solo), l’incontro con la droga. È lo snodo decisivo, attraverso il quale si finisce vittime e si esce quasi sempre sconfitti.
Una devastazione a tre dimensioni. Non il protagonista, che sfiora quel mondo, ne viene tentato e riesce in extremis a tenersene fuori, ma gli amici sì. E ne saranno, in un modo o nell’altro, stroncati. «Raramente – scrive Gianfranco Bettin nella prefazione – si è descritta la deformazione prodotta dall’eroina così in sintesi ma compiutamente, mostrando come la devastazione che provoca sia insieme fisica, sociale e morale».
Ma sarebbe un errore limitare il romanzo di Amadi alle pagine drammatiche dedicate agli amici caduti vittime della droga. La storia di Davide, il protagonista, è molto più complessa e persino rocambolesca: lascia la scuola molto presto, lavora da un meccanico, da un gommista, da un tipografo. È inquieto, passa ore a guardare le navi sulla banchina del Porto finché non decide di imbarcarsi come mozzo, ancora minorenne. È un sogno di libertà che si avvera, il suo primo mercantile è diretto in America, ma questa avventura si rivela un’illusione: «Per far passare il tempo velocemente lavoravo come un matto (…), quando ero in coperta talvolta mi fermavo a guardare l’orizzonte ma, prima di farmi risucchiare dalla malinconia, ricominciavo
a lavorare forsennatamente. Di fare il marinaio non me ne fregava niente, non trovavo per nulla poetico passare i miei giorni sopra un pezzo di ferro circondato dal mare. Altro che opportunità: in galera mi sentivo ».
La classe operaia da subire. Al ritorno lo attende una nuova esperienza, il lavoro in fabbrica. In quegli anni di forti ideologie politiche, di manifesti e slogan che tappezzavano i muri di Marghera, entrare in fabbrica era quasi un passaggio di status: «Avrei toccato con mano la classe operaia, quella vera, sindacalizzata». Ma entrarci come addetto di una cooperativa di pulizie era ben altra cosa e Davide la classe operaia di fatto la “subirà” da una posizione di netta subalternità. E i tempi delle lotte operaie sono quasi un ricordo sbiadito, anche tra gli operai “sindacalizzati”.
La colonna sonora di una generazione. Sullo sfondo la musica, che non è solo colonna sonora di quegli anni, ma è stile di vita, esperienza di ascolto e di produzione di tanti gruppi che allora si esercitavano nei garage. Parole, versi interi entrano nel romanzo e lo contrappuntano, fin dal titolo che è preso da una canzone degli Area.
È la storia di una generazione, come sintetizza Gianfranco Bettin: «Una generazione adolescente o comunque giovanissima tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, che è anche un brano di storia sociale italiana ed europea ambientato nella dura e difficile Porto Marghera di quel tempo ».
Gli dei se ne vanno