Il manager che scrisse sempre due volte
La Voce, 21-04-2013, Vittorio Pietracci
Ho conosciuto Fabio De Santis sei anni fa nel reparto ostetricia-ginecologia dell’ospedale Infermi di Rimini. Si passeggiava insieme avanti e indietro nello stretto corridoio o in sala d’attesa mentre le rispettive consorti davano alla luce le nostre primogenite. Due aspiranti papà alle prese con l’emozione più grande della loro vita. Quei momenti vissuti insieme, minuto dopo minuto, ora dopo ora, sono ancora oggi ben saldi nella mente di entrambi. Le nostre mogli ci hanno fatto forti, felici ed orgogliosi, per anni siamo stati vicini di casa e ci siamo frequentati nonostante noi uomini si facciano due ’lavoracci’ strani. Un giornalista ed un manager della Fiera di Rimini pur vedendosi oggi poco, non hanno però perso negli anni quel cordone ombelicale (giusto per stare in tema...) che ci ha uniti in quei giorni. De Santis, oltre ad essere un number one nella professione, è anche uno scrittore in... erba ed è qui che la lunga premessa termina. Perché oggi il tema che andiamo ad approfondire è il suo secondo romanzo. S’intitola “Fatti di gloria” e ha un sottotitolo che spiega già tutto: “Miracoli
e truffe sul podio” . Fabio stavolta non si occupa né di economia né di mercati: il suo grande amore è lo sport e la copertina dedicata allo storico fallo di mano di Diego Maradona grazie al quale l’Argentina battè l’Inghilterra ai mondiali del 1986 in Messico ne è la prova più evidente. Diciotto racconti emblematici per altrettanti protagonisti tra peripezie, imbrogli, stratagemmi, miracoli o grandi colpi di fortuna nelle vite di uomini accomunati dalla passione e dall’umanità, dalla tenacia o dalla ricerca dell’immortalità, attraverso il gesto sportivo. E’ per questo che si passa con straordinaria intensità dal tennista Michael Chang a Maradona appunto, dal picchiatore Sonny Liston a Nelsinho Piquet, figlio del grande Nelson campione di Formula Uno. Una galleria piena di fatti e retroscena su figure che sentiamo più vicine forse perché più uomini di quelli costruiti a tavolino, che sbagliano, piangono, urlano, sperano e anche imbrogliano. Come facciamo anche noi riuscendo magari a specchiarci, anche solo per un momento, nelle loro incredibili storie. Quello di De Santis non
è un libro che vincerà il Premio Strega e nemmeno il Campiello. Non nutre queste ambizioni. Ma si legge bene e velocemente, così come quello del debutto letterario uscito nel 2009 con Fazi “Io ce la potevo fare, Storie di eterni secondi dello sport, mediocri con cuore, talenti sprecati”. Ora il bis con i caratteri del fiorentino Pagliai quasi a realizzare uno sorta di puzzle geografico che comprende l’origine dello scrittore (pugliese di Lecce) e la sua vita di oggi da romagnolo con moglie veneta nel cuore di Rimini. Mica male, no? Cosa resta da dire: che Fabio è venuto in redazione a portarmi una copia del romanzo con dedica. E che sono queste le cose che rendono il mio mestiere più piacevole: incontrare qualcuno che sai già di rendere felice ancora prima di cominciare a scrivere. Sol perché se ne parli o... se ne scrivi. Dimenticavo: non avevo mai scritto un articolo in prima persona in 24 anni di professione. Lo faccio oggi per una copertina con il mio idolo di gioventù (Maradona, appunto) e per un amico che ringrazio di cuore. Vedete? Giornalisti e manager non sono solo uomini di pietra. Hanno anche un cuore.
Fatti di gloria
Miracoli e truffe sul podio