“Baretti a Londra e altri saggi su Joseph Tusiani”
L’Unione Monregalese, 29-04-2013, Giuliana Bagnasco
È uno scrittore italoamericano la cui esperienza di vita si riflette nella produzione letteraria con un interesse crescente non solo sul versante accademico. Tusiani spazia dalla traduzione d’arte alla poesia neolatina, alla rinascenza dialettale: una ricca e autentica produzione letteraria, germogliata sul terreno di una vicenda migratoria. La sua opera è multiforme: ha tradotto in versi inglesi autori classici della poesia italiana, scrive in inglese, latino, italiano e in dialetto garganico. Vissuto in provincia di Foggia nel ventennio fascista in condizione di povertà, laureato a Napoli in lettere, docente universitario a New York, la sua personalità magmatica, dalle aspirazioni forti, subisce la fascinazione letteraria come capacità di aprire mondi e suggerire possibilità di vita. Ha saputo evadere dalle angustie del borgo natale, emigrare per poi provare nostalgia profonda del mondo edenico perduto. Accanto a un forte senso dei legami familiari matura una dimensione religiosa della vita, la vera ancora di salvataggio nel tumulto dello sradicamento. A New York vive un periodo aureo, entra nel gotha poetico con liriche che si allontanano
dai canoni tradizionali con una commistione di pensiero astratto e artificio di parole. La sua poesia etnica sfrutta “il monologo drammatico” per presentare personaggi reali. La sua tradizione poetica include un’antologia con 113 poeti e 581 composizioni, da San Francesco al futurismo. La volontà di esprimersi in poesia lo ha portato a scrivere in tutti i registri e le lingue di cui disponeva, ma certamente l’impulso a poetare gli giunge dalla tradizione colta italiana, anche se la lingua-rifugio è stata il latino. Tusiani rappresenta un punto di equilibrio fra coscienza “etnica” e americanizzazione, fra conservazione del proprio mondo d’origine con i suoi valori e i suoi affetti e l’apertura alla terra d’adozione. Su una disavventura giudiziaria di Giuseppe Baretti a Londra, Tusiani, nella sua prolifica opera letteraria, ha scritto un dramma in versi, giungendo a tratti ad identificarsi con il Baretti stesso, l’intellettuale emigrato a Londra, l’anarchico mangiapreti, in una finzione nata dall’intreccio tra la vicenda letteraria e la cronaca nera. Scrive altresì sul poeta molisano Arturo Giovannitti,
autore di versi irriverenti. Vengono riportati curiosi stralci della corrispondenza tra i due. Fattori emotivi hanno legato il giovane pugliese al vecchio molisano. (“Come non voler bene a quell’uomo che, prima che ch’io nascessi, aveva rappresentato l’Italia e tutti quegli italiani emigrati in questa terra di magia e di martirio?”). Negli anni ’70, quando si rinvigorirono gli studi etnici italo-americani e il patrimonio di documenti e testimonianze di vita vissuta passò al vaglio di ricerche sociali, storiche e antropologiche, la rinascita dell’etnicità vide l’affermarsi dei valori e dei diritti delle minoranze sul piano nazionale. Tusiani celebrò dunque l’epos dell’emigrazione in termini universali con una poesia fortemente etnica. Le sue due corde sono infatti quella dell’emigrazione con toni che vanno dal ricordo e rimpianto all’etnicità che segna la conquista di un tempo ritrovato con l’accettazione di un’identità. Ma accanto alla creazione poetica si affianca quella narrativa: una produzione plurilingue, in poesia, in prosa narrativa e saggistica.
Baretti a Londra
E altri saggi su Joseph Tusiani