«Io rapito nel Venezuela allo sbando»
Libero, 08-01-2013, Maurizio Stefanini
Espatriato a fare l’imprenditore in Venezuela nel 1980 dopo una laurea alla Bocconi, appassionato d’immersioni in apnea e pesca subacquea, Giovanni Cappellin è un italiano esperto di quel Paese e di quel mare che inoltre ha avuto una dura esperienza sulla delinquenza locale, da lui raccontata in un libro appena pubblicato: “L’uomo di sale. Il mio Venezuela rosso sangue e smeraldo” (Mauro Pagliai). Nel luglio 2011, infatti, durante una gita in barca con la figlia fu sequestrato per un’intera nottata da un pescatore cui poche ore prima aveva comprato alcune aragoste, e che gli tagliò la gola. Sopravvissuto per miracolo, Cappelin conviene che il Venezuela è oggi un Paese violento all’estremo, dove nella sola Caracas ogni fine settimana si registrano dai 50 agli ottanta casi di morti ammazzati in violenti scontri a fuoco, e dove «la stessa persona che ti ha venduto il giornale può accoltellarti per un orologio». Fatta questa premessa, però, certe spiegazioni delle misteriose scomparse di aerei con italiani a bordo non lo convincono. «Certe storie che circolano in Italia mi sembrano più che altro dei miti. E un rapimento mi sembra improbabile: a meno che non sia stato organizzato dall’Italia sapendo chi andava su quell’aereo. A Caracas, chi è
il signor Missoni non lo sanno nemmeno». Dunque come spiega la scomparsa?
«Quell’aereo aveva un’immatricolazione del 1968. E noi in Venezuela quando prendiamo un aereo, anche di linea, ci facciamo il segno della croce. Perché gli aerei più recenti risalgono al 1976, e da anni non ci sono soldi per i ricambi. Il governo Chávez ha strettamente contingentato la valuta estera, e fornirla per i ricambi di aerei da turismo di quel tipo non è prioritario. Così è normale che ti diano pezzi di ricambio contraffatti: uno pensa sia nuovo, e magari ha 5mila ore. Allora: aerei vecchi, ricambi non originali e manutenzione scadente. Qual è il mistero se qualche aereo cade? Poi con la forza oceanica che c’è a Los Roques, se ci cade un piccolo aereo con la fusoliera d’alluminio e solo il telaio in ferro, trovarlo può davvero diventare una missione impossibile. Secondo me non è che un triste, tragico incidente dato dalla mancanza di manutenzione. Tutto il Venezuela sta andando a catafascio, con auto che stanno ferme 8 mesi prima di trovare un pezzo di ricambio. Figuriamoci un aereo». Secondo lei anche cinque anni fa era stato un problema di manutenzione?
«Conosco quell’azienda, che era una nostra fornitrice. E purtroppo conoscevo anche
il pilota: era bravo, ma quella linea aveva 4 aerei, gliene erano già caduti due e quello era il terzo. Quel poveraccio quel giorno non doveva neanche andare a Los Roques. Ma l’altro pilota s’era ammalato, ed è toccato a lui. Probabilmente, aveva i sensori della benzina che non funzionavano, e non si è accorto che era rimasto a secco. Oppure avevano per sbaglio messo acqua nei serbatoi. Può succedere: i serbatoi restando al sole possono andare a fondo e caricare acqua. A meno di non credere a barzellette tipo il Triangolo delle Bermude». Però non è stato trovato niente, eccetto il copilota.
«Esattamente nel punto in cui lo avrebbero dovuto trovare per il gioco delle correnti se fosse caduto in quel posto. Ed è stato già tanto: in genere con gli aerei piccoli là sparisce tutto». E la storia dei due passeggeri in più, l’altra volta e questa?
«Capita. C’è molta solidarietà tra la gente che vive lì: uno del posto chiede un passaggio e glielo danno gratis. Non vedo malizia. Solo tragedia. E il fatto che dopo le ultime elezioni è da due o tre mesi che la valuta è stata bloccata del tutto. Per i pezzi di ricambio cercano di andare avanti come possono, e succedono cose del genere».
L’uomo di sale
Il mio Venezuela rosso sangue e smeraldo