Crimine, l’Italia e il rischio Venezuela
Il Gazzettino, 03-12-2012, Maurizio Cerruti
Il Venezuela dopo l’Honduras, è il Paese latinoamericano col più alto tasso di omicidi, persino più del Messico. Ne sa qualcosa Gianni Cappellin imprenditore di origini venete residente a Caracas da decenni, che l’estate di anno fa ebbe la gola squarciata da parte a parte, di notte, mentre dormiva in barca con la figlia al largo dell’isola La Tortuga, famosa per le storie “romantiche” dei pirati dei Caraibi. Erano invece pescatori del posto che di mattina gli avevano venduto aragoste e di notte, da criminali incalliti, volevano sgozzare el viejo (il vecchio) e fare la festa alla cuquita, la sua figlia poco più che ventenne. Sulla vicenda a lieto fine
solo grazie alla reazione della vittima – chissà quanti “scomparsi in mare” da quelle parti non hanno avuto la stessa ventura – Cappellin ha scritto un libro autobiografico, “L’uomo di sale” (ed. Pagliai, 10 euro) che mercoledì 5, alle 18, presenterà a Venezia all’Ateneo Veneto.
È possibile un paragone fra la delinquenza in Venezuela e Italia?
«No, non c’è confronto: qui la “coltellata facile” non esiste. Ma ho l’impressione che siamo su una china pericolosa. Microcriminalità e violenza aumentano, credo anche a causa della delinquenza straniera che entra in Italia».
In
Venezuela come vi difendete?
«Per esempio nessuno va con i finestrini dell’auto aperti, sarebbe un invito a farsi rapinare. Di sera fai il giro dell’isolato dove vivi, per vedere che nessuno ti abbia seguito. Se passa una moto ti metti vicino al muro per via degli scippi. Il “terzo occhio” è sempre in allarme».
Furti in appartamenti?
«Magari! A quelli non si fa più caso. La paura di tutti è per le irruzioni di rapinatori dentro casa: sta succedendo anche in Veneto con gli assalti alle ville».
E lo Stato?
«Burocratizzato e inefficiente al massimo, anche nella difesa del cittadino dai criminali».
L’uomo di sale
Il mio Venezuela rosso sangue e smeraldo