Lo spirito di Trieste in viaggio per i mari
L’Unità, 24-08-2012, Roberto Lorenzetti
Giornalista della redazione culturale del Piccolo di Trieste, a questa città Spirito ha dedicato motla della propria attenzione. Come avviene in un volumetto intitolato Trieste è un’altra (Mauro Pagliai Editore). È un viaggio narrativo in dieci tappe dentro la città di Svevo e Saba, colta attraverso alcuni suoi luoghi-simbolo. C’è un capitolo sull’Ursus, quel «vecchio gigante inaffondabile» costituito da un’antica gru galleggiante, oggi completamente arrugginita, ormeggiata al porto, ma
che qualche tempo fa, sospinta da raffiche di bora da 170 chilometri orari, ha deciso, rotti i cavi che la tenevano legata, di andarsene a spasso per il golfo, fino a tre miglia dalla costa. C’è poi la Lanterna, forse l’unico stabilimento balneare in Europa ad avere ancora un muro che divide i maschi dalle femmine. Risale ai primi del Novecento, quando le autorità imperiali e municipali decisero di assecondare la moda nascente, sia per l’alta borghesia sia per il popolo minuto, dei bagni di mare durante l’estate. Ma sempre
vigilando che le situazioni non degenerassero nella promiscuità e nell’immoralità. Particolarmente intense e suggestive le pagine dedicate ai magazzini in cui sono stoccate le masserizie mai ritirate dagli esuli italiani che nel 1947 abbandonarono in fretta e furia le terre cedute alla Jugoslavia. Armadi, letti, specchi, sedie che per molti anni furono conservati nel caso che i legittimi proprietari venissero a reclamarne il possesso. E che ora, invece, costituiscono una testimonianza di una pagina tragica della nostra storia.
Trieste è un’altra