Italia ce la puoi fare: ecco le 150 proposte per far ‘rinascere’ il paese
Affari Italiani, 21-03-2012, ––
Una fotografia del nostro paese attraverso il racconto di una donna determinata e idealista, di nome Italia: 15 temi, 15 autori, 15 brevi storie che ripercorrono la sua vita dall’infanzia alla maturità, toccando contemporaneamente i vizi e le virtù della società italiana. È quanto propone il libro “Italia ce la puoi fare. 15 giovani, un racconto, 150 proposte” (Mauro Pagliai Editore), a cura di di Dario Nardella, vicesindaco del comune di Firenze e Marco Bani, consigliere del comune di Pisa.
Gli autori sono giovani con diverse sensibilità culturali e politiche, già affermati in vari settori della vita pubblica: amministratori, imprenditori, sociologi, dirigenti, economisti che avanzano idee e proposte concrete su come cambiare il paese. Ogni capitolo, nell’affrontare un tema specifico, letto attraverso la duplice lente della vita personale della protagonista e dell’analisi sociale e politica, propone un approccio approfondito alle attuali problematiche. Il registro narrativo si interseca dunque con parti saggistiche, che utilizzano informazioni e dati aggiornati.
“Italia ce la puoi fare” è un grido di speranza, un appello a non cedere al pessimismo, a contare sulla passione e sulle nuove energie del nostro tempo. I vari capitoli del libro, introdotti da una lettera di Giorgio Napolitano, dalla prefazione di Enzo Cheli e da una nota dei curatori.
Il vicesindaco del comune di Firenze, Dario Nardella, sceglie Affaritaliani.it per presentare il volume.

Come è nata l’idea di realizzare questo libro?
L’idea parte dal progetto di “Eunomia”, un corso di alta formazione politica che si svolge ogni anno a Firenze e che vede la partecipazione di giovani di ogni professione e idea politica che già rivestono responsabilità di governo di enti pubblici o privati, al dibattito su temi caldi e attuali della società italiana. Proprio dall’esperienza degli incontri di Eunomia è nato un sodalizio duraturo tra molti dei partecipanti, culminato nella determinazione a realizzare un libro capace di offrire un segnale di speranza e di ottimismo, da contrapporre al clima di crisi e rassegnazione nel quale versa ormai da tempo il Paese.

Qual è il messaggio principale che vuole trasmettere?
Vogliamo comunicare che siamo stanchi di litigare. Stanchi di un paese così vecchio e così infantile insieme. Stanchi di vedere che mentre la società si faceva liquida, noi abbiamo assistito al liquefarsi delle classi dirigenti, senza avere il coraggio o la capacità di battere i pugni sul tavolo e dire che era
ora di finirla. La nuova generazione di sindaci, imprenditori, dirigenti vogliono superare quella politica dove ti devi schierare per forza con qualcuno e cominciare a offendere l’altro, come se fossimo in un’arena nella quale l’interesse di parte viene prima del bene comune. Ci è sembrato giusto però passare dalla critica alla proposta. Nel libro la realtà non è edulcorata, non c’è l’utopia di un Paese perfetto. Non c’è la promessa che domani sarà meglio, ma la responsabilità di dire che ora possa iniziare un nuovo ciclo. È l’ottimismo ragionevole di chi sa che per andare avanti deve mettersi in gioco fino in fondo, rischiando davvero, come succede spesso alla protagonista del libro, una donna di nome Italia appunto, che da ogni cambiamento esce più matura e più forte.

Ciascun autore lancia dieci proposte: quali sono quelle indispensabili per il nostro paese?
Il libro contiene in tutto 150 proposte, tante quanti sono gli anni dell’Unità d’Italia. Non si tratta di un programma di governo per carità! Piuttosto si tratta di un insieme di singole idee e suggerimenti, anche puntuali e circoscritte, mirati ad aggredire alcune criticità del sistema Paese, argomenti mai toccati per convenienza o timore… Ad esempio la prima proposta che si incontra nel libro riguarda l’integrazione: riformare la legge sulla cittadinanza, abbreviando i termini e rendendola automatica per i nati in Italia. È curioso che sia stata pubblicata qualche giorno prima che proprio il Presidente Napolitano la rilanciasse. Oppure nel capitolo scritto da Jacopo Morelli, presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, si parla di come ridurre le aliquote a vantaggio delle donne occupate e dei giovani. Insomma ogni capitolo è un piccolo mattoncino che svela il sogno di un’altra Italia, con un welfare sostenibile che funziona, una forte spinta al potenziale delle nuove tecnologie, una grande attenzione all’educazione e all’università, che possano davvero liberare il potenziale di ogni individuo, ognuno capace di operare per il bene della società. Ogni proposta richiederebbe un approfondimento specifico. Ma anche questo è il nostro fine: il libro è solo l’inizio: bisogna discutere sui temi, concretizzare proposte e uscire dall’immobilismo nel quale ci troviamo. Sono felice che molte di quelle idee sono state concretizzate proprio dal Governo Monti. Segno che erano non solo buone, ma realizzabili!

Il volume è stato pensato per un pubblico in particolare?
Abbiamo
scritto il libro avendo in mente il pubblico più ampio possibile. Per questo abbiamo scelto di dare spazio alla narrativa, con la storia immaginaria della vita di Italia, che lega tutti i capitoli e li rende parte di un racconto ben strutturato. La trama è ben definita, con tutti gli espedienti narrativi che rendono la lettura emozionante e stimolante. Non manca la parte saggistica, dove emerge la competenza dei singoli autori, con una descrizione dettagliata e sintetica dei problemi che Italia si trova ad affrontare nei vari episodi che la vedono protagonista. Il risultato è un esperimento: narrativa e saggistica insieme, che si mischiano continuamente. Un esercizio di costruzione di un sentimento collettivo, come il lavoro che ha portato a questo volume. Si cerca di provocare emozioni, suscitare passioni, usando anche la realtà e la freddezza di numeri e dati, con tutte le conseguenze e gli effetti che portano. Un modo per aprirci a un pubblico variegato senza sacrificare la cruda spiegazione su cosa non funziona nel nostro Paese. Molti degli autori hanno ottimi profili professionali e troverebbero facilmente lavoro all’estero, ma preferiscono rimanere qui e contribuire da qua al cambiamento positivo della società.

A questo esperimento di scrittura collettiva seguiranno altri progetti?
Abbiamo costante bisogno di esperimenti collettivi che possano finalmente superare le contrapposizioni che bloccano la crescita della società italiana. Troppe volte il dibattito pubblico si riduce come detto a un “tifo da stadio”, dove si urlano le proprie posizioni e i propri convincimenti, senza nemmeno provare ad arrivare a una soluzione condivisa. Dato il successo che sta avendo il libro non escludiamo la possibilità di altri progetti, dove si possa privilegiare l’intelligenza di tutti, in uno spirito propositivo che supera le logiche legate ai particolarismi e ai singoli. Un po’ come vorremmo la politica nazionale: meno discussione autoreferenziale e più proposte concrete per il bene del Paese, per cercare di riconquistare la fiducia ormai perduta tra partiti e cittadini. La ripartenza della politica passa anche da qui. Rimaniamo aperti per ogni iniziativa che possa condividere gli ideali del progetto: passare dall’indignazione alla proposta. Non occorre una rivoluzione. Basta una metamorfosi. Abbattere le barriere che ci sono, contaminarsi il più possibile, conoscersi meglio, costruire un linguaggio condiviso, ritrovare un orgoglio che è il nutrimento primario della costruzione di una classe dirigente coesa e capace di rappresentare autorevolmente all’estero il nostro Paese.
Italia ce la puoi fare
15 giovani, un racconto, 150 proposte