Love story al tempo dello tsunami
Il Tirreno, 02-03-2012, ––
Classe 1973, al mestiere di giornalista e alla passione per il Giappone, Bani accomuna il talento per la scrittura fantasy per ragazzi: per le Edizioni della Meridiana ha scritto due storie (“Sibilla e la piuma dorata” e “Sibilla e il mondo perduto”). «Nella terra del Sol Levante – dice Francesca Bani – mi affascina questo mix di tradizione ed estrema modernità. Da un lato i giardini giapponesi con il loro equilibrio e perfezione, la cerimonia del tè con la sua antica bellezza, la calligrafia e l’arte di disporre i fiori – l’ikebana – dall’altro i grattacieli e gli edifici futuristici, le luci e i colori di Tokyo; i giovani e l’interpretazione estrema e vivace che danno della moda, come il cosplay – il loro travestirsi da personaggi dei cartoon. Per le strade, nonostante la profonda crisi che anche il Giappone attraversa, si
respira una grande energia”.
Nel primo anniversario del terremoto-tsunami che ha devastato il Giappone, una giornalista livornese manda in libreria una love story in una Tokyo che, come ben riassume l’immagine di copertina, è moderna e scintillante ma sulla quale incombe la notte. In realtà, il romanzo che racconta le vicende di Akito e Rina è una appassionata dichiarazione d’amore che Francesca Bani fa al Sol Levante, ai giapponesi, al loro modo d’intendere il mondo (e la loro esistenza dentro di esso). Non è un caso, dunque, se “Il pianto dei ciliegi. Un amore a Tokyo” dedica, in coda al racconto, ben un decimo delle sue agili 91 pagine a un glossario che non si limita a tradurre le parole giapponesi ma offre anche uno spaccato della mentalità nipponica. L’anagrafe di Rina è una doppia eredità: il nome gli arriva dalla nonna
e, a dispetto del cognome (Davies) lasciatole dal padre inglese, è italiana. A Tokyo scopre l’amore per Akito che viene dal casato dei Nakamura, dynasty imprenditoriale nel segno della tradizione. Il romanzo comincia dalla fine: agosto 2011, il dolore schianta Rina che ricorda la fine del suo “lui” inghiottito chissà dove dalle onde, e nessuno che sa di quel loro bebè in arrivo. La famiglia di lui avrebbe preferito per il figlio una sposa giapponese come da tradizione. Proprio la tradizione ma anche tante suggestioni della cultura orientale sono la tonalità di fondo della storia e la sua ricchezza: il modo con cui accompagna in mezzo agli usi nipponici anche il lettore che non li conosce. E per tradizione non si intenda solo un passato ammuffito: “tradizione” sono anche i manga e il sound delle band nipponiche qui da noi sconosciuto. In mezzo magari ai tweet.
Il pianto dei ciliegi
Un amore a Tōkyō