Sfuggire a nove anni alla furia dei nazisti
La Repubblica, 26-02-2012, Stefania Parmeggiani
Benno ha nove anni e molta paura: tiene gli occhi a terra per non incrociare lo sguardo dei ragazzi in divisa. Ha buone gambe e corre veloce, ma nella Berlino del 1939 questo può non bastare. La gioventù hitleriana è ovunque, Benno è “solo” un bambino ebreo. I suoi genitori fanno una scelta terribile, l’unica possibile: resteranno in città insieme al figlio più piccolo, tre
anni appena, in attesa dei documenti per l’espatrio, ma Benno e il fratello tredicenne Heinz saliranno su un treno diretto in Olanda. In tasca dieci marchi. Grazie al kindertransport attraverseranno un continente sull’orlo della guerra. Amsterdam e Londra, infine Toronto. Benno è salvo ma non rivedrà più la sua famiglia, sterminata ad Auschwitz. Per affrontare la solitudine scriverà un diario.
Oggi per volontà delle figlie e grazie alla traduzione di Renata Mayer, le sue parole raggiungono il lettore. Benno è diventato padre, poi nonno. Ogni volta che ognuno dei suoi figli e dei suoi nipoti ha compiuto nove anni, ha respirato profondamente e poi, tutto di un fiato, ha cominciato il suo racconto: «Potete immaginare se stasera fosse l’ultima sera della nostra famiglia insieme?».
Dieci marchi e un biglietto del treno
Diario di un bimbo in fuga dall’Olocausto