Pinocchio e Liala best seller d’Italia
L’Avvenire, 21-01-2012, Bianca Maria Garavelli
Anche le definizioni cambiano. Come quella di best seller, il libro campione di vendite, che si modifica notevolmente dai primi anni dell’unità d’Italia alla Repubblica, ed è destinato a mutare ancora, fino ai giorni nostri, in cui le fascette sulle copertine esaltano il successo di una seconda edizione. Con questo libro, che è insieme un saggio storico-socilogico sui best seller della prima Italia, dalla proclamazione del Regno alla nascita della Repubblica, e un’antologia di alcune loro pagine significative, facciamo interessanti scoperte sui lettori che noi italiani siamo stati. Lettori dai gusti a volte dannunziani, a volte semplici, e a quanto pare attratti da sogni di lusso e avventura esotica, rappresentata per tutti da Le tigri di Mopracem di Emilio Salgari (1883). E lettori non avari: fra il 1861 e il 1915 si può considerare un best seller, cioè superiori alla media di vendita, un libro che tira dalle dieci alle quindicimila copie; poi, fino al 1946, il successo si misura dalle ventimila copie in su, in pochi anni. Non molti fra i libri che sono entrate nelle storie letterarie, e nelle antologie scolastiche attuali sono presenti qui: non furono best seller per esempio i romanzi del Verga maturo, il verista consacrato dalla critica (mentre l’autore di Storia di una capinera del 1871 incontrò il notevole favore del pubblico). Né, come si potrebbe pensare, i romanzi dell’osannato D’Annunzio, che entra qui solo con Il piacere, ma non è nemmeno fra i
primi quanto a vendite. E stupisce forse che il più venduto di tutta la letteratura italiana, non solo del periodo in esame, sia un libro per ragazzi, Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi(ma critici famosi, come Pietri Citati, lo hanno collocato fra i cinque più grandi libri della letteratura di tutti i tempi), seguito, a un’incollatura, da Cuore di Edmondo De Amicis, per anni incontrastato primo in classifica. Per questi ultimi due titoli le vendite sono di milioni di copie, così come sarà per l’opera prima di quella che nel 1931 era una giovane scrittrice, Liana Cambiasi Negretti, in arte Liala: Signorsì, per cui si favoleggiavano vendite fino a tre milioni di copie, cifra non facilmente verificabile, dato il riserbo mantenuto sempre sull’argomento dall’autrice e poi dalle sue eredi, le figlie. Un poeta oltre a D’Annunzio entra nell’elenco: Aldo Palazzeschi, ma con un romanzo, Le sorelle Materassi del 1934; si attesta sulle centomila copie Achille Campanile con Ma che cosa è questo amore del 1927 e lo scoppiettante Ricordi di scuola di Giovanni Mosca, del 1940, è il best seller del Regno più vicino ai giorni nostri. Oltre a questi dati, il volume di Giocondi, allievo di Luigi Baldacci e autore di un fortunato dizionario di sinonimi e contrari, ci porta ad altre interessanti scoperte: una miriade di autori di cui neanche il nome è rimasto nella memoria collettiva, ma che nel loro periodo d’oro scalarono le classifiche di vendita. Furono
più gratificati dall’affetto dei lettori dello stesso D’Annunzio: Guido da Verona, Pitigrilli (sinonimo di Dino Segre), qualche scrittrice, come Enrichetta Caracciolo, che si aggiudica il primo best seller, I misteri del chiostro napoletano del 1864, Carolina Invernizio, Annie Vivanti, e Margherita Sarfatti, autrice di un importante best seller biografico, Dux, del 1926, che avrebbe venduto molto più duecentomila copie se l’autrice non fosse stata ebrea e non ci fossero state le leggi razziali, Michele Giocondi offre un dossier articolato, facilmente consultabile e importante, non solo perché ci fa entrare in un passato non remoto che non conosciamo abbastanza, ma anche perché ci induce a riflettere sull’idea di successo letterario. Oggi tendenzialmente gli autori campioni di vendite sono ignorati dalla critica, ma uno scrittore apprezzatissimo da un pubblico medio basso come Guido da Verona è stato rivalutato per la sua capacità di rielaborare temi cari a D’Annunzio. E un’autrice come Alba De Cespedes, baciata da un successo da un milione di copie col romanzo Nessuno torna indietro del 1938, ebbe notevoli meriti culturali, fondando la rivista “Mercurio” a cui collaborano Moravia, Montale, Sibilla Aleramo. Per contro, oggi leggiamo con ammirazione e gradimento altri romanzi, per esempio quelli di Svevo e Tozzi, i cui libri forse in parte sono diventati best seller postumi, eppure stentarono duramente ad affermarsi quando i loro autori erano in vita.
I best seller italiani
1861-1946