La marcia infame nella malattia e il sorriso della guarigione
La Repubblica, 18-12-2011, Michele Bocci
La malattia a venticinque anni. Il tumore che cancella la vita precedente e immerge l’autore in un mondo di ospedali, medicine, attese, dubbi, paure. Giulio Bogani reagisce portandosi in isolamento il suo computer. Apre un blog e dà un resoconto quasi quotidiano di un anno e due mesi di leucemia. Le luci e il buio. Sulla rete finiscono i ricoveri negli ospedali di Firenze e di Milano,
i viaggi per curarsi, i ritorni a casa per brevi periodi, il rapporto con i malati del letto accanto come quello con la fidanzata. La presa diretta del racconto non lascia spazio a nessuna forma di autocommiserazione, il tono non è mai cupo. Colpisce anzi la vena talvolta brillante del giovane autore e soprattutto la capacità di affrontare e raccontare lucidamente ogni momento
di quella che lui stesso definisce una «marcia infame». Il viaggio di Guido, alter ego di Bogani, si conclude con il trapianto del midollo di un donatore greco, la guarigione e una crescita. La vita ritrovata è diversa, intensa e impone all’autore il sorriso sulle labbra, anzi una vera e propria ondata di allegria. Che è l’ultima parola del libro.
Si stava meglio quando si stava meglio
Racconto di un blogger-paziente