Quando il papà di Pinocchio fustigava i politici dell’Unità
Il Giorno, 20-10-2011, Carlotta Morgana
Una raccolta di scritti giornalistici di Collodi
«Io non sono mai stato ministro e probabilmente non lo sarò mai. Non dico questo per vantarmene, perché è una di quelle faccende che oggi può accadere a tutti, anche agli analfabeti». «Dopo che un povero diavolo ha sudato, brigato, armeggiato e speso tanto per arrivare a farsi eleggere e uscir vittorioso dall’urna, non ci mancherebbe altro che dovesse sobbarcarsi, per giunta, anche la seccatura di partecipare ai lavori del parlamento». E ancora: «Curioso paese l’Italia. Se il Governo vuol fare una cosa, o promette di farla, nomina una commissione, che è quanto dire che la proposta è bell’e morta e seppellita».
Riflessioni scritte ieri pomeriggio da un deputato in seria crisi di coscienza? No, cari lettori (parafrasando un po’ la sua prosa rivolta ai più piccoli) avete sbagliato: ad aver messo nero su bianco pensieri attualissimi e perfettamente aderenti alla realtà di questi giorni è stato, la bellezza di centoquaranta anni fa, il papà di Pinocchio,
quel Carlo Lorenzini in arte Collodi che ha stregato intere generazioni con le avventure del burattino più celebre del mondo. Talmente moderno nell’inventare un personaggio così lontano dai canoni delle fiabe ottocentesche, altrettanto proiettato nel futuro quando, in veste di giornalista e polemista, racconta l’Italia appena nata esattamente come la vediamo oggi, ottobre 2011. Un temperamento particolarmente acuto, quello di Lorenzini, che aveva sedotto Sigfrido Bartolini, l’illustratore della monumentale edizione di Pinocchio del 1983, voluta dalla Fondazione Carlo Collodi in occasione del centenario dell’uscita del roman romanzo. «Per illustrare Pinocchio – raccontava Bartolini – mi sono immerso totalmente in Collodi, per capirne lo spirito, le idee, la toscanità». Toscano a sua volta, era nato a Pistoia nel 1932, Bartolini decise così di dedicare un libro, a Carlo Lorenzini nella sua veste tutta particolare di cronista di un tempo, ahimé, non così remoto. Il progetto di Bartolini si è però arenato nel 2007: stroncato da un malore
l’artista ha lasciato incompiuta la sua opera. A riprendere e completare il suo progetto ci ha pensato recentemente la figlia Simonetta, docente di Letteratura italiana.
«Un giusto omaggio – dice Pier Francesco Bernacchi, segretario generale della Fondazione Carlo Collodi, che con le storiche dell’arte Elena Pontiggia e Chiara Gatti, e il direttore della Fondazione Hoepli, ha presentato il volume scritto e illustrato da Sigfrido Bartolini (Mauro Pagliai Editore, 12 euro) – a due personaggi decisamente fuori dagli schemi e particolarmente visionari». «Collodi – puntualizza ancora Bernacchi – aveva capito così bene com’era l’Italia da raccontarcela anche attraverso i suoi personaggi. “Il gatto e la volpe”, ad esempio, sono stati due antesignani promotori finanziari. Non riuscirono infatti a gabbare Pinocchio facendosi consegnare i suoi zecchini in cambio di promesse di guadagni mirabolanti? Cos’è cambiato rispetto a quanto accade oggi con le schiere di vittime della finanza cosiddetta creativa? Proprio un bel nulla».
Il grillo parlante dell’Unità d’Italia
Collodi giornalista scelto da Sigfrido Bartolini