Quel che resta del sogno
Bollettino ’900, 01-01-2011, Giuseppe Nava
I dieci studi raccolti in questo volume, già editi su diverse riviste tra il 1989 e il 2009, sono la testimonianza dell’impegno con cui da anni Elena Gurrieri si dedica allo studio e alla divulgazione dell’arte e della figura di Sandro Penna. Un impegno che Monica Venturini nell’introduzione definisce come «un’orgogliosa fedeltà» che lega il critico al poeta. Il lavoro di Gurrieri è certamente prezioso per uno studio critico e filologico del poeta perugino scomparso nel 1977; e per certi versi anche pionieristico, considerando che nell’ambito della poesia italiana novecentesca Penna è sempre stato collocato in posizioni marginali.
In questi saggi Elena Gurrieri prende spesso in esame testi e documenti rari o inediti, come alcune recensioni, scritte da Penna, apparse su «L’Italia Letteraria» tra il 1932 e il 1933 (pubblicate qui interamente, e dove si fa notare un commento all’esordio di Alfonso Gatto);
o il carteggio tra Penna e Montale risalente al medesimo periodo. Quest’ultimo viene esaminato per creare un raffronto psicologico tra i due utilizzando come termini di paragone le figure dei tarocchi, in un saggio intitolato significativamente La danza degli opposti. Una lettera scritta da Penna a Giuseppe De Robertis è invece l’occasione per delineare un parallelismo tra la sensibilità del poeta e quella del critico.
Attraverso l’analisi di questi documenti Gurrieri ricerca un approfondimento complementare allo studio delle raccolte poetiche, che qui invece si concentra su precisi periodi della produzione penniana nei due saggi Sul primo Penna e Quel che resta del sogno. Rileggendo l’ultimo Penna di Stranezze (1956-1976). Il primo è un’analisi attenta e puntuale di alcune liriche presenti nella raccolta d’esordio di Penna, mentre il secondo affronta la tragedia psicologica e umana del poeta, proponendo per la futura esegesi dei testi
di «invocare almeno l’ausilio degli strumenti della psicanalisi di Freud e di Jung e degli analisti nostri contemporanei che studiano le devianze in rapporto alla psicologia clinica delle Arti» (p. 162).
Di minore leggibilità, ma indubbiamente preziose nell’ottica di un lavoro critico, sono due ricerche bibliografiche presenti nella raccolta: una è un vero e proprio elenco delle pubblicazioni di testi penniani in riviste e volumi; l’altra è invece una ricognizione degli studi su Penna apparsi tra il 1990 e il 1996.
Completano il volume l’analisi di una prosa apparsa solo su rivista e non compresa nella raccolta di racconti Un po’ di febbre uscita per Garzanti nel 1973, quindi una breve riflessione sulla mancanza di un’edizione critica delle opere (in rapporto alla corposa produzione interpretativa sul poeta), e infine un saggio del 2007, che fa il punto della situazione a trent’anni dalla morte di Penna.
Quel che resta del sogno
Sandro Penna, dieci studi (1989-2009)