Quel che resta del sogno
Caffè Michelangiolo, 01-05-2010, Roberto Deidier
Nella «Biblioteca del Caffè», per la sezione «Studi e testi», con una partecipe introduzione di Monica Venturini, Elena Gurrieri ha raccolto i suoi interventi su Sandro Penna. Il lettore trova qui riuniti dieci studi condotti in un arco ventennale, a riprova di una «lunga fedeltà», come accadeva a Contini nei confronti di Montale, ma anche «orgogliosa», come opportunamente viene sottolineato nell’introduzione. Penna, che si sentiva posto sotto una «stella scialba», pur restando una figura centrale nella storia della lirica novecentesca, ha sempre sofferto di una certa marginalità editoriale e critica; certo, non sono mancate le monografie o i saggi più meditati, ma accade spesso, sia per quantità che per qualità, che non siano paragonabili a quelli offerti ad altri autori. Quanto alla sua diffusione, essa resta attualmente affidata a un volume degli «Elefanti» garzantiani, senza alcun apparato di commento e senza che sia ricostruita in maniera adeguata una vicenda testuale talvolta tormentata
e complessa. Il pregio di questi interventi, che finalmente possiamo leggere lungo una sostanziale continuità di interesse e di rigore, è anzitutto quello di problematizzare lo stato dei testi penniani (Penna è l’unico dei grandi poeti contemporanei a non essere ancora stato accolto e canonizzato da un «meridiano» Mondadori, ad esempio); la loro interpretazione appare ancora legata a schemi critici opinabili e soggettivi, a partire almeno dalle letture di Pier Paolo Pasolini, che hanno prodotto delle incrostazioni ancora presenti nelle pagine di Garboli e soprattutto hanno cristallizzato sia le poesie che l’immagine stessa di un uomo condannato non alla malattia ma a «una strana gioia di vivere».
Elena Gurrieri si muove in un difficile corpo a corpo con la testualità di Penna, sostenendo con l’orgoglio che può solo venire da un grande innamoramento per l’oggetto delle proprie attenzioni di studiosa, le ragioni di una necessaria rivalutazione critica che sia, al contempo, una sistemazione attendibile nel contesto
della lirica moderna e nei suoi concreti sviluppi. Ciascuno di questi saggi lascia trasparire, neppure troppo in filigrana, una passione che non cede mai alla partigianeria e non impoverisce la scientificità dell’impianto, ponendosi proprio dalla parte della poesia e di una storia ancora tutta da riscrivere. Certo, Penna può ancora apparire come un autore anomalo, sotto molti aspetti, e molti pregiudizi gravano intorno a una mitologia che lui stesso ha in qualche modo alimentato; eppure, dietro la grazia o la grecità, categorie che reggono ben poco a un attento scavo ermeneutico, la sua modernità è indiscutibile. Riscoprendo testi rari, come lettere e prose, e indagando sulle apparizioni in rivista, Elena Gurrieri ha iniziato a restituirci un ritratto storicamente attendibile di questo poeta, intrecciando filologia e interpretazione, mai scostandosi da quanto la ricostruzione del contesto in cui visse e operò inevitabilmente suggerisce e impone, di fatto ricollocandolo tra i protagonisti di una temperie culturale che oggi ci appare irripetibile.
Quel che resta del sogno
Sandro Penna, dieci studi (1989-2009)