Un toscano fra i mille
Informatore, 01-04-2011, Gabriele Parenti
Ristampato il diario di Giuseppe Bandi, garibaldino e giornalista che partecipò alla spedizione
“Vuoi tu, dunque, amico caro, ch’io ti racconti quel che videro i miei occhi ed udirono i miei orecchi nell’avventurosa corsa che facemmo da Genova a Marsala ne’ primi giorni di maggio del 1860, quando saltò in testa a Garibaldi il ticchio di fare quella che parve da principio una gran pazzia, e fu giudicata di poi opera egregia e principalissima tra le sue più belle?”. L’inizio de I Mille, da Genova a Capua di Giuseppe Bandi, recentemente ristampato da Mauro Pagliai Editore, col sottotitolo Un toscano a fianco di Garibaldi e con una presentazione di Carlo Azeglio Ciampi, tratteggia con grande efficacia l’impresa che portò all’Unità d’Italia. Bandi (che dopo essere stato ufficiale garibaldino e poi dell’esercito italiano, divenne scrittore e giornalista di talento) “sa narrare con straordinaria disinvoltura e sobrietà di stile - ha rilevato il presidente Ciampi che ne sottolinea anche la passione generosa e lucida - di chi combatte per un ideale per il quale è pronto a sacrificare anche la vita”.

Frittata di cipolle
Nato a Gavorrano in provincia di Grosseto nel 1834, Bandi, figlio di un alto funzionario del governo granducale, si laureò in giurisprudenza a Siena. Seguace di Mazzini, era segretario della Giovine Italia quando, nel 1858, fu arrestato per aver favorito la latitanza di tre mazziniani e condannato ad un anno di reclusione nel carcere di Portoferraio. Dopo sette mesi il 27 aprile 1859, fu liberato a seguito della caduta di Leopoldo II. Si arruolò volontario nel battaglione toscano e partecipò alla seconda guerra di indipendenza con il grado di sottotenente di fanteria. Ma quando seppe che Garibaldi preparava una spedizione in Sicilia lasciò l’esercito piemontese e s’imbarcò
a Quarto. Proprio dalla trepidante attesa di una partenza, che avverse circostanze sembravano sempre mettere in discussione, prende le mosse il libro. Nell’introduzione Cosimo Ceccuti rileva che proprio Bandi consigliò l’approdo di Talamone dove i Mille si rifornirono di armi e munizioni. La narrazione dell’episodio riporta anche scene gustose, come quando Bandi chiese ad un’ostessa di preparare un pranzo per il generale e poiché questa disse di non avere più niente , sbottò “che dirà il mondo quando si saprà che Garibaldi ha digiunato a Talamone?”. Fu così che si arrangiarono con una frittata di cipolle e fagioli maremmani.

L’umanità del generale
Il diario di Bandi riporta come a bordo si rincorressero le voci più disparate sul luogo dello sbarco e si temeva di essere intercettati dalla marina napoletana. Quando la rotta puntò su Marsala: “tutti erano ansiosi di vedere la Sicilia; aguzzavano gli occhi cercandola nell’estesa linea dell’orizzonte”. Dopo lo sbarco, Bandi divenne aiutante di campo di Garibaldi e combatté al suo fianco a Calatafimi; ha descritto la battaglia senza enfasi come un cronista; ed ha anche parole di comprensione per i soldati napoletani che non vede come nemici ma come persone che si trovavano a combattere nel campo opposto. Su tutti, però, risalta la figura epica e ricca di umanità del Generale che seppe tenere duro e non si esaltò nella vittoria. Ferito a Calatafimi, Bandi tornò poi con il grado di maggiore a fianco del Generale e dopo aver descritto in modo incalzante la battaglia di Milazzo, si concede un aneddoto: mentre tutti acclamavano il vincitore, Garibaldi si riposava appisolato sui gradini di una chiesa e Bandi commentò scherzosamente “ecco cosa significa dormire sugli allori”.

Un amico per due
L’attraversamento
dello stretto di Messina è un altro momento ricco di suspence, di colpi di scena e mette in evidenza l’audacia di Garibaldi che riuscì a beffare le navi borboniche e approdò in Calabria dando inizio a una campagna fulminea, conclusa con la battaglia del Volturno, ancora una volta descritta non con la penna dello storico ma con quella del giornalista che, attraverso singoli episodi, riesce a rievocare le emozioni di quella storica giornata. A Napoli, Bandi si trovò a compiere un’importante opera di mediazione tra Garibaldi e Mazzini in quanto - rileva ancora Ceccuti - era stimato da entrambi. Vari episodi mettono in rilievo la diversità di vedute, ma anche la nobiltà d’animo dei due interlocutori. Mazzini, contrario all’annessione, tornò alla sua vita di esule, disse però a Bandi che faceva bene a restare a fianco di Garibaldi. Il racconto si conclude senza retorica, le ultime parole descrivono il ritorno nella sua Livorno.

Pugnalato a morte
Restato nell’esercito italiano con il grado di maggiore, Bandi nel 1866 prese parte alla terza guerra di indipendenza. Ferito a Custoza fu preso prigioniero dagli austriaci, e internato in Croazia. Rievocò questa vicenda nel romanzo Da Custoza in Croazia. Nel 1870 lasciò l’esercito e, a Firenze, si dedicò al giornalismo. Due anni dopo assunse la direzione della “Gazzetta Livornese”. Nel 1877 fondò anche il quotidiano della sera “Il Telegrafo” (oggi “il Tirreno”). Minacciato di morte per i suoi articoli contro gli attentati degli anarchici, il 1º luglio 1894, mentre si recava al giornale, fu pugnalato a morte dall’anarchico Oreste Lucchesi. I Mille, uno dei capolavori della letteratura risorgimentale, fu pubblicato nel 1903: Luciano Bianciardi, ammiratore di Bandi, lo definì “il libro che avrei voluto scrivere io”.
I Mille
Un toscano al fianco di Garibaldi