Il contrappasso straordinario che rende giustizia a Sandro Penna
La Nazione, 22-08-2010, Giovanni Pallanti
Molti anni fa ero a Varna, piccolo borgo contadino nel comune di Gambassi Terme. Leggevo al fresco di una vigna lavorata come un giardino dai miei zii Edo e Giuliano, un’intervista su “il Giorno” di Milano. Si chiamava, questa rubrica a tutta pagina, “Sotto l’ombrellone”. Venivano intervistati scrittori, attori e uomini politici. Ogni giorno, in quell’estate, mi bevevo letteralmente quella pagina. Quella volta l’intervistato da Marco Nozza era Carlo Donat Cattin. Fu quella, la prima volta che scoprii il poeta Sandro Penna. Donat Cattin raccontava che stava leggendo con grande passione alcuni libri tra cui “Un po’ di febbre” di Sandro Penna. Siccome avevo una grandissima stima di Donat Cattin (ho scoperto poi che era stimatissimo amico dell’attuale segretario di Stato Vaticano cardinale Tarcisio Bertone) appena tornato a Firenze comprai quel libro. È stata una lettura
indimenticabile. Poi lessi, sul settimanale “Tempo”, un appello di Pier Paolo Pasolini per aiutare Sandro Penna che stava vivendo in condizioni di estrema povertà. Siccome ero Delegato provinciale dei giovani Dc fiorentini, andai dal sindaco di Firenze Luciano Bausi a chiedergli che la nostra città facesse qualcosa per Sandro Penna. Mi rispose che era impossibile perché si trattava di un omosessuale.
Per me le scelte sessuali di Penna non significavano niente: era un grandissimo poeta e basta. “Un po’ di febbre” era una sorta di diario in prosa lirica. Solo Giacomo Leopardi mi pareva più lirico e intenso di Penna. Tutti gli altri poeti dell’Ottocento e del Novecento gli erano, chi per una ragione, chi per un’altra, inferiori. Con Luciano Bausi i miei rapporti sono sempre stati incrinati anche per quella fobica risposta che a me, eterosessuale, appariva estremamente sciocca.
/>Ora, con grande sorpresa, ho scoperto che la responsabile della biblioteca-archivio del Seminario Arcivescovile Fiorentino, Elena Gurrieri, ha dedicato molti buoni studi alla poesia di Sandro Penna. È un contrappasso straordinario. La bellezza della poesia vince sempre. E coinvolge nel suo studio anche persone che, per il lavoro che fanno, sembrano lontani da certe tematiche. Il fatto che la Gurrieri sia la bibliotecaria del Seminario fiorentino restituisce a Penna quello che gli tolse nel 1970 il sindaco Bausi. Pasolini scriveva di Sandro Penna: «È intriso di una strana gioia di vivere anche nel dolore». Questo è il modo di concepire la vita anche dei cristiani. Questo poeta, animato da una triste speranza, scriveva: “Tornerei fra le polveri / dolci di primavera / fra luccicanti macchine” basta questo frammento poetico per far capire il poeta caro a Pasolini e a Carlo Donat Cattin.
Quel che resta del sogno
Sandro Penna, dieci studi (1989-2009)