Libri – Intervista alla 23enne Eleonora Paoletti: “La scrittura mi svela profondamente”
Il Clandestino, 11-02-2010, Gianni Zambito
Nata a Firenze, la 23enne Eleonora Paoletti ha iniziato a sei anni a comporre poesie e racconti. Con “Il profumo dell’anima”, suo primo romanzo, ha vinto a soli 21 anni il Premio letterario internazionale Jaques Prevert 2008. Nell’aprile 2008 è uscito il suo secondo romanzo, “Come vento nel tuo petto”, edito Polistampa, e un anno dopo il racconto “Frammenti di cristallo”, arrivato terzo al Premio letterario internazionale “Il club dei poeti”. Il terzo romanzo, “Quello che resta” sarà prossimamente pubblicato, mentre attualmente sta lavorando al quarto libro, “Storie di straordinaria quotidianità; disequilibrio, disdegno, disincanto...”. Un romanzo - dichiara al Clandestino Eleonora Paoletti - suddiviso in tre grandi racconti.
Di che tratterà?
Riporta le esperienze che ho vissuto cambiando città e posti; parla di come alcune storie che mentalmente riteniamo irrealizzabili e straordinarie si rivelano alla fine ordinarie. Un’allusione a “Storie di ordinaria follia” di C. Bukowski con un titolo diversamente formulato.
Tanti tuoi scritti vincono premi o hanno segnalazioni importanti.
A che cosa è dovuta a tuo avviso tutta questa attenzione?
I temi che affronto si pensa possano essere raccontati solitamente da una persona che abbia più di 18-23 anni. “Il profumo dell’anima” ambientato nell’800 tra Francia, Italia e America è un romanzo complesso e quando mi hanno premiato i giurati son rimasti sorpresi dalla mia giovane età che non avevo specificato nell’inviare il libro. Sono argomenti che abbastanza profondi difficilmente sviscerabili da coetanei: io ho avuto la sfrontatezza di scriverne; da una ragazza si aspetta la solita storia sentimentale.
Come mai la scelta di temi così complessi?
Sono più portata ad osservare le persone immaginando che cosa pensano e fantastico su una loro presunta storia antecedente: è come se la realtà mi trasportasse in un mondo parallelo da cui nascono le storie. A volte può risultare una condanna: vivere con una certa leggerezza sarebbe più facile.
In quali particolari aspetti del vivere è maggiormente ravvisabile il senso dell’esistenza?
Forse nel dare un senso anche alla fine stessa della vita: ti spingerebbe a costruire qualcosa di utile
per il quale vale la pena essere ricordato. Quando mi metto a scrivere temo che mi finisca il tempo per concludere e così cerco di vivere più consapevolmente e profondamente giorno dopo giorno. Rose, la protagonista del romanzo “Il profumo dell’anima” non crede in un destino già precostituito ma “in quello che qualcuno poteva fare per costruirselo”.
Ed Eleonora?
Anch’io partivo da questo presupposto ma col tempo mi sono ricreduta, rendendomi conto che esiste una strada tracciata con dei segni: non so se alla base c’è un determinismo di fondo o il caso, fatto sta che alla fine credo nel destino, altrimenti non sarei qui a scrivere romanzi”.
Su quali certezze e insicurezze hai costruito il tuo percorso?
Sulla certezza della scrittura vista come valvola di sfogo. Da sempre mi accompagna il timore di non essere capita e di non sapermi esprimere con le parole parlate. Mi alita intorno un senso di inadeguatezza che comunque mi ha stimolata a crescere. La paura di non essere all’altezza nelle diverse situazioni viene colmata dallo scrivere che permettendomi di esprimere quello che penso mi svela nel modo più profondo.
Come vento nel tuo petto