Una brutta cartolina
Il Tirreno, 30-05-2009, David Fiesoli
Culla del Rinascimento, certo. È una delle definizioni più famose di Firenze, città d’arte amata nel mondo. Meno nota, ma ugualmente azzeccata e in qualche modo profetica, è la definizione che di Firenze dette Pier Vittorio Tondelli, che negli anni Ottanta è stato grande frequentatore e amante della città: la definì la Disneyland del Rinascimento. Forse è da quel momento che l’idillio secolare tra Firenze e gli scrittori si è spezzato e mai più ricucito.  Oggi a cantarla e celebrarla sembrano rimaste solo le guide turistiche.  Emiliano Gucci, scrittore fiorentino, raccoglie alcuni racconti sparsi e lancia
la sua invettiva in “Firenze carogna”. Non c’entra la passione politica come ai tempi dell’invettiva dantesca, c’entra un’osservazione della realtà quotidiana che dipinge Firenze molto diversa dall’immagine da cartolina che la città-depliant continua a dare. Sono ritratti e schegge di vita reale per un reportage narrativo ironico e impietoso: ventisette cartoline che non troverebbero mai posto in una guida turistica, e che descrivono una Firenze faticosa da vivere, dura, ansiosa, psicotica.  Così attraversare il sottopasso della stazione di Santa Maria Novella diventa uno spaccato sull’inferno dell’emarginazione sociale,
la pausa pranzo in centro è un breve viaggio nella perdita d’identità, quella in San Lorenzo uno slalom sul selciato dissestato, con vista su angoli in cui qualche scaigurato si inietta una dose, la chiacchierata tra colleghi è una disperata tensione per paura di perdere il lavoro precario, mentre la pausa pranzo di chi il posto fisso ce l’ha si consuma anche da Eva, il transessuale che si prostituisce in un appartamento di piazza san Firenze e all’ora di pranzo ha la fila. E poi il traffico soffocante, l’esercito dei pendolari alle prese con impossibili treni. Ma è l’amore per questa città che spinge Gucci a scriverne.
Firenze carogna
27 schegge di vita reale dalla città depliant