Giovanni Ragusa Via mare Rotte impossibili
InToscana, 17-10-2007, ––
Come scrive Lorenzo Nannelli ne ‘il Fuoco’ “…In una delle mie visite allo studio di Ragusa ricordo di essere stato attratto da un’opera che ritengo tuttora tra le più significative: appoggiata su un ripiano una tavolozza da pittore con un mare fatto di colori un modellino di nave in balia di quelle onde. …. In Ragusa la pittura si fa mare, mito, viaggio, è vita e la si affronta a bordo di una nave in continua peregrinazione, alla scoperta di luoghi favolosi, col pensiero fisso al ritorno, al porto.
Ultimamente affondano molte di queste navi dipinte, con dolente ironia, esalanti dalla ciminiera l’estrema nuvoletta di fumo, ma quella di Ragusa è una sfida donchisciottesca, ostinata. Ci sono degli autoritratti dove il pittore impugna il pennello come un’arma e la tavolozza a modo di scudo, in altri si ritrae come direttore d’orchestra davanti alla natura e ancora, divertito, con la sua pittura si raffigura a bordo di una tavolozza mentre rema con i pennelli su acque questa volta fortunatamente tranquille; ma il più
delle volte non è così e penso all’uomo solo su una spiaggia che sta per essere travolto da un’onda gigantesca e si difende ingenuamente con arco e freccia. Ingenuità e coraggio, gioco e sfida, l’ostinato desiderio di dar voce ad un mondo con il suo linguaggio e i suoi mezzi …. Dal viaggio e dalla navigazione, dall’itinerario definito da Ragusa stesso Via mare affiorano emozioni, oggetti, paesaggi, l’intera opera, per cui non si può che partire da qui per conoscerla e comprenderla
Via Mare
Rotte impossibili