Rapporto padre-figlio, un universo da scandagliare
ANSA Friuli Venezia Giulia, 14-11-2018, Francesco De Filippo
Libri: Rapporto padre-figlio, un universo da scandagliare
ANSA-FVG / Spettacoli
Intimista e profondo Se fossi padre di Pietro Spirito (ANSA) - TRIESTE, 14 NOV - SE FOSSI PADRE; PIETRO SPIRITO; MAURO PAGLIAI EDITORE (Pag.114; euro 9). Abituati all’algida razionalità delle sue narrazioni e alla meticolosa precisione dei saggi – che trattino i mestieri del mare o che descrivano dettagliatamente la sua Trieste da un’ottica socio-urbanistica – il Pietro Spirito che torna nelle librerie sorprende invece per il contenuto intimista. «Se fossi padre» (Mauro Pagliai Editore) conserva il tono pacato cui ha abituato lo scrittore, ma stavolta la mitezza, le incertezze e i molti interrogativi tronchi delle rispettive risposte lasciano intravedere – appena dietro – sentimenti sconvolgenti, sgomento, a volte inadeguatezza.
L’argomento, d’altronde, il rapporto padre-figlio, se non fosse trattato con questo approccio avrebbe l’appeal di un sussidiario
di biologia, l’effetto pirotecnico di un manuale di psicologia di mille e più pagine. Invece, i persistenti silenzi, la frequente ricerca di un senso che si incontrano nei tredici racconti di cui si compone il libro, avviano lunghi percorsi di riflessione. Idee, sentimenti che trasmigrano dai protagonisti al lettore nell’itinerario tutto maschile, forse mai esaurientemente setacciato dalla scienza, a dispetto degli ampiamente sviscerati complessi di Edipo e di Elettra, della interminabile letteratura o paraletteratura sulle dinamiche familiari, sui rapporti di coppia.
Sono tanti i padri tratteggiati da Spirito in questa raccolta: uomini di intraprendenza, arrendevoli quando il figlio lasciato in un ristorante per il tempo di un saluto telefonico all’amante non si trova più; adulti follemente traumatizzati dalla perdita del figlio suicida, fino a seguirne le orme, in una cornice di incomprensioni. Così come sono tanti i figli: alla ricerca inquieta di
un genitore scomparso; al capezzale del padre celebre ma infedele, in un ospedale dal quale si domina una Napoli notturna e splendida. Tanti volti e storie che tuttavia si raggruppano intorno a poche esperienze: la morte, l’amore, la trasgressione. E poi c’è il reciproco: figli che odiano i padri, figli che invece vorrebbero seguirne le orme o, almeno, conoscerli. Ma non siamo di fronte a un razionale catalogo della paternità: si riconosce invece il tentativo ripetuto di avvicinarsi da diversi punti di vista un argomento difficile.
Lo scrittore non dà risposte ai tanti interrogativi che egli stesso pone, non distilla gocce di verità, né interpreta o interviene in quanto avviene nelle famiglie, negli sconnessi sentieri della mente. Disinteresse? Difetto di idee? No, e nemmeno distacco o strafottenza; piuttosto una obnubilata reazione di fronte a «quell’immenso mare in tempesta che può unire e dividere padri e figli». (ANSA).
Se fossi padre