Una scrittura implacabile
Caffè Michelangiolo, 01-01-2016, Ernestina Pellegrini
Il recente libro di racconti di Donatella Contini, Ombre in fuga, è un piccolo capolavoro di centoquaranta pagine che si leggono tutte d’un fiato. Ci si sente legittimati a dare subito, in apertura un giudizio di valore. Nel frastuono che circonda anche il mondo letterario, fra tanti libri inutili che si affastellano sulle nostre scrivanie, ci capita fra le mani l’opera
fresca e originale di una scrittrice (già nota per i libri precedenti di narrativa e le pièce teatrali – che continua a stupire, fedele com’è al suo timbro inconfondibile (già riconosciuto da Anna Banti, settant’anni fa, quando ne pubblicava i primi racconti su “Il Selvaggio”), un timbro che Marino Biondi nell’introduzione all’opera omnia uscita nel 2009,
parlando dei suoi incantesimi favolistici, ha visto come il frutto cupo e lacerato, nonché ricco di «tossicità analitica» di una «affabulatrice perfetta e maligna». Ecco, Ombre in fuga, ci pare un libro inquietante in maniera deliziosa. Magia dello stile, che coniuga l’implicito con l’esplicito, rappresentando tutto (con forza teatrale) e senza svelare nulla.
Ombre in fuga