“Ho conosciuto mio figlio quando mi ha dato la mano”
La Repubblica, 08-01-2017, Laura Montanari
Tre anni di attesa per diventare padre possono sembrare un “parcheggio” insopportabile, invece Simone Antonelli li definisce “un laboratorio che ha forgiato la mia pazienza”, ma anche, un po’ più avanti, tre anni di sofferenza, “un tempo che sembra infinito” in attesa che l’adozione di un figlio si trasformi in una stretta di mano”. Si intitola proprio “La stretta di mano” il libro-testimonianza, pubblicato da Pagliai editore, di un padre che assieme alla moglie decide di adottare un bambino. Andranno a prendere dalla Russia il piccolo Alexander. La scelta di campo dell’autore è dichiarata fin dalle prime pagine: racconterà le sue considerazioni, le sue esperienze e le sue emozioni di padre senza allargare il raggio alla moglie.
Il primo incontro con il figlio è emozione e nervosismo, la sorpresa quando sono ancora dentro l’orfanotrofio, di guardarsi negli occhi: “ci siamo messi uno di fronte all’altro senza scudi”. Escono con le sole cose che possiede Alexander:
un orsacchiotto e una medaglia. Conoscersi è un percorso facile e tortuoso al tempo stesso: “in quei giorni abbiamo esplorato tutto il complesso mondo del linguaggio non verbale: smorfie, mimi, suoni strani, imitazioni, rumori, posizioni assurde …”, ma anche gli incontri respingenti. “Passò il tempo a salire sulle spalliere e a lanciarsi pericolosamente sui materassi sottostanti talvolta anche con urti dolorosi …”. Si impara presto a riconoscere la sofferenza di chi ha convissuto a lungo con la solitudine. L’adozione è accoglienza incondizionata, ma non sempre il lieto fine è garantito: ci sono casi di bambini rifiutati dopo qualche colloquio a cui sono stati presentati la nuova mamma e il nuovo papà e che accumulano paure. Simone Antonelli racconta le pareti quotidiane da scalare, improvvise, quando meno te le aspetti: “ma sono prove” di fiducia. Sono domande senza suoni sul : mi posso o non mi posso fidare di te? Una sera dopo che padre e figlio sono stati al circo e tutto fa sembrare
quella sera serena, il bambino comincia a correre nelle pozzanghere e a scappare: “ero in parte terrorizzato che potesse farsi male e in parte terrorizzato che potesse naufragare la nostra avventura da poco iniziata”.
Le paure, le ansie, gli scivoloni si mescolano alla gioia, alle risate, agli abbracci. Poi c’è l’impatto con la scuola, con la curiosità della gente e i rapporti da sintonizzare con i compagni di classe e non solo: “la maestra di Alexander ci riferì di una famiglia che si era lamentata perché lui un giorno davanti a tutti aveva raccontato la storia del suo passato in orfanotrofio. Secondo loro questo racconto aveva scioccato il figlio …”. Ci poi le mille altre situazioni della vita compreso un ricovero in ospedale, ma soprattutto c’è per Alexander che quel crescere giorno per giorno gli consegna una certezza che gli dà sempre più forza ed equilibrio ai suoi giorni: non è più solo, ha una famiglia intorno che gli vuole bene senza condizioni.
La mano stretta
Storia di un padre felice