Il Boccaccio viaggiatore
Informatore, 01-09-2013, Gabriele Parenti
Lo spirito moderno del grande certaldese negli studi di Roberta Morosini

Roberta Morosini insegna Lingua e letteratura italiana alla Wake Forest University (North Carolina). Ha acquisito notorietà internazionale per i suoi studi sul Boccaccio, e ha compiuto questa estate un tour europeo: da Madrid a Barcellona, Venezia e Copenhagen, alla Sorbona di Parigi. A Certaldo, nella Casa del Boccaccio ha tenuto lezioni a un gruppo di suoi studenti americani. Abbiamo approfittato della sua presenza in Italia per conoscere l’interesse che c’è negli Stati Uniti per la nostra letteratura e per Boccaccio in particolare. «In America, a giudicare dal numero di congressi dedicati a lui negli ultimi due anni - esordisce la professoressa Morosini - c’è interesse per Boccaccio e la sua opera. Essere studiosi del Boccaccio spesso generava sorrisi, perché uno studioso “serio” si occupa di Dante o Petrarca. Ma oggi non è più così». Roberta Morosini è stata anche vicepresidente dell’American Boccaccio Association ed è curatrice di un libro, Boccaccio geografo, nel quale si analizzano il ruolo che i viaggi hanno nelle opere del grande certaldese. Boccaccio soggiornò a Napoli e in quella città crocevia del Mediterraneo, acquisì importanti nozioni geografiche ma soprattutto trasse dai racconti dei marinai le suggestioni dell’oriente, con i suoi odori e sapori di terre lontane, con i favolosi scenari della civiltà islamica che ricordano quelli
delle Mille e una notte.

A favore degli indigeni
Ma nel Boccaccio geografo (e più precisamente in un saggio di Theodore J. Cachey) si parla anche dell’estremo occidente ovvero della recente scoperta delle Canarie e di come, Boccaccio si contrappose all’opinione prevalente (condivisa condivisa anche dal Petrarca) che considerava gli indigeni delle Canarie (i Guanci) gente “rozza nei costumi e tanto simile alle bestie”. «Boccaccio scrisse il De Canaria che offre un approccio del tutto diverso perché denota un gusto per l’esotismo e l’interesse per l’Altro, tipico della cultura mercantile. Nel De Canaria, Boccaccio, afferma nel suo saggio Theodore J. Cachey, con sottile ironia, cerca le affinità con l’Occidente: i Guanci danzavano quasi come i francesi, apparivano più socievoli degli spagnoli, erano audaci, di notevole intelletto. E pone in risalto la loro socialità: non mangiavano se il cibo non era stato diviso fra tutti in parti eguali.. A chi definiva immorali gli indigeni per la loro pretesa nudità ribatte, che la loro era una nudità “relativa”, perché portavano perizomi o vestiti di pelli cucite con arte. Poi nota con ironia che a Firenze l’abbigliamento maschile metteva in esposizione gli attributi virili che, invece, gli aborigeni celavano. Infine, nel Boccaccio geografo si rileva che per il Boccaccio la nudità degli indigeni, lungi dall’essere indizio di indole “bestiale” era simbolo della
loro vulnerabilità, come attesta la descrizione con accenti drammatici, dell’assalto alle capanne, dell’incendio dei villaggi, e della cattura di persone destinate a essere vendute come schiavi»

Sex in the city
Un corso tenuto dalla professoressa Morosini sulla visione politica del Boccaccio accoglie sempre più studenti: fa riferimento al Decameron come Sex in the city, parafrasando il noto serial televisivo… «Attenzione, il titolo non è Sex AND the city ma Sex IN the city, cioè spiego e faccio ricerca su come il sesso sia una metafora politica e come Boccaccio affidi alla brigata, attraverso il racconto e il raccontare, il compito di ricostruire Firenze. Partendo dall’analisi di artisti e intellettuali del tempo, come Giotto, Lorenzetti e Villani, provo a mostrare come anche Boccaccio fosse preoccupato del dilagare dell’egoismo e degli interessi personali a svantaggio della comunità, e quanto le cosiddette novelle licenziose nel Decameron aiutino, in realtà, a far emergere questa dicotomia fra i parassiti, coloro che non partecipano al benessere e alla crescita della comunità civile, e gli industriosi. A questi ultimi Boccaccio dedica la III giornata. E io provo a mostrare le simmetrie fra il progetto di Boccaccio di ricostruzione della città e il racconto della brigata che viene siglato dalle parole di Panfilo alla fine della IX giornata in cui riecheggia chiaro l’Ulisse di Dante: “Fatti non foste per viver come bruti”».
Boccaccio geografo
Un viaggio nel Mediterraneo tra le città, i giardini e… il ‘mondo’ di Giovanni Boccaccio